NOTA

Con la legge in rassegna – pubblicata nel B.U.R. Liguria 16 agosto 2012 n. 15 ed in vigore dal 17 agosto – la Regione Liguria introduce un’apposita disciplina della valutazione ambientale strategica (VAS) e apporta modifiche alla L.R. 30 dicembre 1998, n. 38 in tema di valutazione di impatto ambientale (VIA) (ad es. vengono eliminate le norme – artt. 3,4 e 5 sulla VIA su piani e programmi, ora sostituite dalla disciplina in tema di VAS, ; vengono rivisti alcuni aspetti della procedura di verifica-screening, art. 10; viene inserito un articolo dedicato agli impatti ambientali interregionali, art. 13-bis).

Riportiamo il testo integrale della L.R. Liguria 10 agosto 2012 n. 32 e della L.R. 30 dicembre 1998 n. 38, con evidenziazione delle parti abrogate e modificate e/o integrate.

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L.R. 10 agosto 2012 n. 32

Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS) e modifiche alla legge regionale 30 dicembre 1998, n. 38 (Disciplina della valutazione di impatto ambientale)

 

Il Consiglio regionale – Assemblea legislativa della Liguria ha approvato.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA

promulga la seguente legge regionale:

 

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art.1

(Finalità)

1. Al fine di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di promuoverne lo sviluppo sostenibile la Regione Liguria, nel rispetto della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente e del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) e successive modificazioni ed integrazioni, individua l’autorità competente e detta disposizioni procedurali per la valutazione ambientale strategica (VAS) di piani e programmi la cui approvazione compete alla Regione, alla Provincia ed agli enti locali in attuazione dei principi generali di economicità e di semplificazione dei procedimenti amministrativi.

Art.2

(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge valgono le definizioni individuate nell’articolo 5 del d.lgs 152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art.3

(Ambito di applicazione)

1. Sono soggetti a VAS i piani e i programmi e le loro modifiche che abbiano un impatto significativo sull’ambiente e sul patrimonio culturale e che:

a) siano elaborati per la valutazione e la gestione della qualità dell’aria ambiente, per i settori dell’agricoltura, della foresta, della pesca, dell’energia, dell’industria, dei trasporti, compresi i piani regolatori dei porti di interesse internazionale, nazionale e regionale, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, del turismo, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli e al contempo definiscano il quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o, comunque, la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV del d.lgs.152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni;

b) siano assoggettati a valutazione d’incidenza ai sensi dell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche) e successive modificazioni ed integrazioni e della vigente normativa regionale in materia, in considerazione degli impatti sulla conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e di quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica.

2. I piani ed i programmi di cui al comma 1 che hanno ad oggetto l’uso di piccole aree a livello locale e le modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al comma 1 sono soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a VAS di cui all’articolo 13, nei casi indicati nell’allegato A in quanto aventi potenziali effetti sull’ambiente.

3. Sono soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a VAS di cui all’articolo 13 anche i piani e i programmi, diversi da quelli di cui ai commi 1 e 2, che definiscono il quadro di riferimento per l’autorizzazione di progetti, nonché le loro modifiche, nei seguenti casi:

a) piani o programmi a carattere generale o settoriale estesi all’intero territorio di competenza;

b) piani o programmi aventi potenziali effetti sull’ambiente nei casi indicati nell’allegato A.

4. Per i piani regolatori portuali:

a) ove presentino una prevalenza di opere di natura progettuale rispetto ai contenuti pianificatori e/o programmatici si applica la procedura VIA/VAS integrata di competenza nazionale in applicazione dell’articolo 6, comma 3 ter, del d.lgs 152/2006;

b) ove abbiano contenuti meramente pianificatori sono sottoposti alle procedure di cui alla presente legge e l’acquisizione del parere di cui all’articolo 5, comma 3, della legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale) e successive modificazioni ed integrazioni avviene nel contesto delle suddette procedure.

5. Sono, comunque, esclusi da VAS e da procedura di verifica di assoggettabilità:

a) i piani e i programmi finanziari o di bilancio;

b) i piani di protezione civile in caso di pericolo per l’incolumità pubblica;

c) i progetti di piano stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico ai sensi dell’articolo 68, comma 1, del d.lgs. 152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni non contenenti previsioni di opere;

d) i piani di gestione forestale o strumenti equivalenti, riferiti ad un ambito aziendale o sovraziendale di livello locale, redatti secondo i criteri della gestione forestale sostenibile e approvati dalle Regioni o dagli organismi dalle stesse individuati;

e) i progetti urbanistici operativi di piani urbanistici comunali già sottoposti a VAS o a verifica di assoggettabilità a VAS che siano in conforme attuazione di piani o programmi;

f) gli adeguamenti tecnico funzionali dei piani regolatori portuali come definiti dall’articolo 4, comma 2, della legge regionale 12 marzo 2003, n. 9 (Procedure per l’approvazione regionale dei Piani regolatori portuali e dei progetti di interventi agli ambiti portuali) e successive modificazioni ed integrazioni, salvo che contengano opere sottoponibili a valutazione di impatto ambientale (VIA) o valutazione di incidenza.

6. Resta ferma l’applicazione dell’articolo 6, comma 12, del d.lgs. 152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni.

 

TITOLO II

PROCEDURA DELLA VAS E DI VERIFICA DI ASSOGGETTABILITÀ

CAPO I

DISPOSIZIONI COMUNI

Art.4

(Principi generali)

1. La VAS e la verifica di assoggettabilità costituiscono parte integrante del procedimento di formazione dei piani e programmi, si attivano contestualmente all’avvio della fase di elaborazione degli stessi e sono concluse anteriormente o contestualmente alla loro approvazione.

2. Le procedure di formazione dei piani e programmi da assoggettare a VAS sono quelle previste dalle singole discipline di settore, integrate secondo le disposizioni di cui alla presente legge. Al fine di evitare duplicazioni, gli adempimenti di consultazione e di pubblicità della VAS prevalgono su quelli previsti dalle rispettive discipline di settore ove queste ultime stabiliscano tempi di durata inferiore.

3. La procedura di VAS comprende quella di valutazione d’incidenza, secondo quanto previsto dall’articolo 15.

4. I provvedimenti di approvazione di piani o di programmi assunti senza la previa VAS o la verifica di assoggettabilità a VAS ovvero in difformità al provvedimento dell’autorità competente sono annullabili per violazione di legge ai sensi dell’articolo 11, comma 5, del d.lgs. 152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art.5

(Autorità competenti)

1. La Regione è l’autorità competente per la VAS e per la verifica di assoggettabilità di piani e programmi di cui all’articolo 3 in relazione ai quali le discipline di settore prevedono l’approvazione o l’espressione di assensi, intese o pareri obbligatori da parte della Regione.

2. La Provincia è l’autorità competente per la VAS e per la verifica di assoggettabilità in tutti gli altri casi di piani e programmi non rientranti nel comma 1. Per l’esercizio di tali funzioni, la Provincia adotta disposizioni organizzative conformi ai principi e alle modalità previste nel Capo II.

3. La Giunta regionale, per l’esercizio delle competenze di cui al comma 1, si avvale delle proprie strutture competenti in materia ambientale e della sezione del Comitato di cui all’articolo 12.

Art.6

(Soggetti da consultare)

1. L’autorità competente, in accordo con l’autorità procedente, individua i soggetti competenti in materia ambientale e gli enti territorialmente interessati, ove necessario anche interregionali e transfrontalieri, da consultare in ragione dell’ambito territoriale interessato dal piano o programma, delle scelte contenute nello stesso e degli impatti ambientali dovuti all’attuazione dei progetti ivi previsti, fra Regione, Agenzia regionale per l’ambiente ligure (ARPAL), ASL, enti gestori delle aree protette e dei siti Rete Natura 2000, direzione regionale del Ministero per i beni e le attività culturali, province, comuni, autorità di bacino, autorità portuali ed autorità competenti delle regioni confinanti.

2. L’autorità competente ha facoltà di consultare ogni altro soggetto pubblico o privato i cui apporti possano essere rilevanti nei singoli procedimenti.

3. La Giunta regionale può integrare l’elenco di cui al comma 1 o modificarlo per renderlo conforme a sopravvenute modifiche normative.

Art.7

(Consultazioni transfrontaliere)

1. Nel caso di piani e programmi la cui attuazione possa determinare effetti significativi sul territorio di un altro Stato o qualora un altro Stato lo richieda, l’autorità procedente o il proponente, tramite la Regione, informa il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che provvede ai sensi dell’articolo 32 del d.lgs. 152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni.

 

CAPO II

PROCEDURA DI VAS E DI VERIFICA DI ASSOGGETTABILITÀ A VAS

Art.8

(Rapporto preliminare e rapporto ambientale)

1. Con riferimento ai piani e programmi di cui all’articolo 3, comma 1, l’autorità procedente o il proponente redige, in sede di avvio del processo di elaborazione del piano o programma, il rapporto preliminare propedeutico alla stesura del rapporto ambientale, in conformità alle indicazioni di cui all’Allegato B. Il rapporto preliminare costituisce elaborato tecnico istruttorio che deve essere trasmesso previa determinazione dell’organo esecutivo dell’autorità procedente.

2. L’autorità competente, l’autorità procedente e gli altri soggetti competenti in materia ambientale di cui all’articolo 6 definiscono la portata ed il livello di dettaglio dei contenuti del rapporto ambientale sulla base del rapporto preliminare di cui al comma 1 attraverso una fase preliminare di confronto.

A tal fine l’autorità competente, d’intesa con l’autorità procedente, convoca apposita Conferenza istruttoria ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e successive modificazioni ed integrazioni. Tale fase si conclude entro il termine di novanta giorni dal ricevimento del rapporto preliminare da parte dell’autorità competente attraverso la redazione di apposito verbale sottoscritto dagli enti partecipanti.

3. Il rapporto ambientale, comprensivo della sintesi non tecnica, è redatto secondo le indicazioni di cui all’Allegato C e fa parte integrante del piano o programma.

4. Nel caso di piani o programmi che interessino siti della Rete Natura 2000 di cui alla legge regionale 10 luglio 2009, n. 28 (Disposizioni in materia di tutela e valorizzazione della biodiversità) il rapporto preliminare ed il rapporto ambientale contengono anche gli elementi indicati nei criteri e nelle linee guida definiti dalla Regione in materia di valutazione di incidenza.

Art.9

(Avvio della procedura di VAS e fase di consultazione pubblica)

1. L’autorità procedente ovvero il proponente trasmette all’autorità competente la proposta di piano o di programma adottato, comprensiva del rapporto ambientale, e contestualmente pubblica nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria un avviso contenente il titolo della proposta di piano o programma, il proponente, l’autorità procedente, l’indicazione delle sedi ove è possibile prendere visione del piano o programma e del rapporto ambientale comprensivo della sintesi non tecnica.

2. L’autorità procedente e l’autorità competente provvedono contestualmente a mettere a disposizione del pubblico presso i propri uffici la documentazione relativa alla proposta di piano o programma ed a pubblicare nei rispettivi siti web la sintesi non tecnica ed il rapporto ambientale di cui al comma 1.

3. L’autorità procedente o il proponente, prima della pubblicazione di cui al comma 1, trasmette la documentazione di cui al comma 2 ai soggetti competenti in materia ambientale ed ai soggetti territorialmente interessati da consultare a norma dell’articolo 6, nonché al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nel caso di consultazioni transfrontaliere.

4. Entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione dell’avviso di cui al comma 1, chiunque può presentare osservazioni all’autorità procedente e all’autorità competente. Entro tale termine i soggetti competenti in materia ambientale e gli enti territoriali interessati sono tenuti ad esprimere parere sulla proposta oggetto di consultazione. Nel caso di consultazioni transfrontaliere il termine resta sospeso fino alla comunicazione dell’interesse dello Stato coinvolto alla partecipazione al procedimento di VAS da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’articolo 32 del d.lgs. 152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art.10

(Valutazione ambientale strategica)

1. La Regione, conclusa la fase di consultazione di cui all’articolo 9, esaminati la proposta di piano o programma, il rapporto ambientale comprensivo della sintesi non tecnica, nonché le osservazioni ed i pareri acquisiti ai sensi dell’articolo 9, comma 4, elabora le valutazioni finalizzate all’emissione del parere regionale, anche tramite apposita Conferenza di servizi istruttoria ai sensi degli articoli 14 e seguenti della l. 241/1990 e successive modificazioni ed integrazioni, e le sottopone al Comitato VAS di cui all’articolo 12.

2. La Giunta regionale, nel termine di novanta giorni decorrenti dall’avvenuta conclusione della fase di consultazione di cui all’articolo 9, acquisito il parere del Comitato VAS, esprime il proprio motivato pronunciamento avente efficacia vincolante, comprensivo della valutazione sulla adeguatezza del piano di monitoraggio, e lo trasmette all’autorità procedente.

3. Il provvedimento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, nonché nel sito web del l’autorità procedente e dell’autorità competente.

4. L’autorità procedente o il proponente, in collaborazione con l’autorità competente, provvede in conformità al provvedimento di cui al comma 2 alla redazione conclusiva del piano o programma per la sua approvazione definitiva.

5. L’atto definitivo di approvazione del piano o programma è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria con l’indicazione della sede ove si può prendere visione dello stesso e degli atti concernenti il procedimento. Tale pubblicazione, anche nei siti web delle autorità interessate, comprende:

a) il piano o programma approvato;

b) il provvedimento motivato espresso dall’autorità competente;

c) una dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma e come si è tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle consultazioni, nonché le ragioni per le quali è stato scelto il piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili che erano state individuate, secondo lo schema di cui all’allegato D;

d) le misure adottate in merito al monitoraggio;

e) le eventuali misure correttive da adottare in caso di impatti negativi.

Art.11

(Inchiesta pubblica)

1. L’autorità competente, su richiesta motivata da parte dei comuni interessati e delle associazioni ambientaliste riconosciute dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dispone, dandone adeguata pubblicità, lo svolgimento di una inchiesta pubblica per l’esame del rapporto ambientale, dei pareri forniti dalle pubbliche amministrazioni e delle osservazioni del pubblico, senza che ciò comporti interruzioni o sospensioni dei termini dell’istruttoria di cui all’articolo 10.

2. L’inchiesta di cui al comma 1, che si svolge tramite audizioni aperte al pubblico, può prevedere consultazioni con gli autori di osservazioni, con il proponente e con gli estensori del rapporto ambientale.

3. L’inchiesta si conclude con una relazione sui lavori svolti ed un giudizio sui risultati emersi, da acquisire e valutare ai fini della VAS.

Art.12

(Istituzione della sezione VAS nel Comitato tecnico regionale per il territorio)

1. E’ istituita la sezione per la VAS del Comitato tecnico regionale per il territorio regolato dalla legge regionale 6 aprile 1999, n. 11 (Riordino degli organi tecnici collegiali operanti in materia di territorio)

e successive modificazioni ed integrazioni.

2. La sezione è composta da:

a) il direttore del dipartimento competente in materia di ambiente con funzioni di Presidente o suo delegato;

b) il dirigente della struttura regionale competente in materia di valutazione di impatto ambientale, con funzioni di Vice Presidente o suo delegato;

c) il direttore del dipartimento competente in materia di pianificazione territoriale, urbanistica e paesistica o un suo delegato e il direttore competente nella materia del piano o programma soggetto a VAS o loro delegati;

d) sei dirigenti delle strutture regionali aventi competenza giuridica in materia ambientale, di biodiversità, di assetto del territorio, di tutela del paesaggio, di agricoltura, di gestione delle risorse idriche o loro delegati;

e) cinque esperti scelti tra persone di elevato livello scientifico e provata esperienza nelle seguenti discipline: pianificazione e processi di valutazione ambientale, ingegneria ambientale, biodiversità, mobilità ed infrastrutture, sociologia.

3. La sezione esprime parere obbligatorio sui piani ed i programmi assoggettati a VAS di competenza regionale ai sensi dell’articolo 5 e svolge compiti di supporto nei casi di richiesta da parte dell’autorità competente. La sezione può essere convocata insieme alla sezione per la pianificazione territoriale e urbanistica per l’esame di piani urbanistici o territoriali soggetti a VAS o a verifica di assoggettabilità che richiedono una valutazione congiunta. La segreteria della sezione VAS ha sede presso il dipartimento competente in materia di ambiente. Il funzionamento della sezione è disciplinato dalla l.r. 11/1999 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché da apposito regolamento recante le modalità operative e le disposizioni per lo svolgimento delle sedute.

Art.13

(Verifica di assoggettabilità)

1. Con riferimento ai piani e programmi di cui all’articolo 3, commi 2 e 3, adottati dai competenti organi secondo le rispettive discipline di settore, l’autorità competente procede alla verifica di assoggettabilità alla VAS al fine di accertare se il piano o programma possa avere impatti significativi sull’ambiente.

2. Ai fini di cui al comma 1, l’autorità procedente o il proponente trasmette all’autorità competente, su supporto informatico e/o cartaceo, un rapporto preliminare comprendente una descrizione del piano o programma, nonché i dati necessari alla verifica degli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione del piano o programma.

3. I contenuti del rapporto preliminare, prima dell’adozione del piano o programma di cui al comma 2, possono essere definiti attraverso una fase di consultazione ai sensi dell’articolo 8, commi 1, 2 e 3.

4. L’autorità competente, in collaborazione con l’autorità procedente o il proponente, sulla base delle scelte contenute nel piano o nel programma e degli impatti ambientali ad esse conseguenti, individua i soggetti competenti in materia di ambiente da consultare. Il rapporto preliminare e la proposta di piano sono messi a disposizione dei soggetti da consultare, allo scopo di acquisirne i pareri entro il termine di trenta giorni.

5. Nel caso di piani o programmi di cui al comma 1 che possano comportare ricadute sui siti della Rete Natura 2000 di cui alla l.r. 28/2009, il rapporto preliminare contiene anche gli elementi indicati nei criteri e nelle linee guida assunti dalla Regione in materia di valutazione di incidenza.

6. L’autorità competente adotta, entro novanta giorni dallo scadere del termine di cui al comma 4, il motivato provvedimento di verifica avente efficacia vincolante, assoggettando o escludendo il piano o programma dalla valutazione e dettando le eventuali prescrizioni, tenuto conto dei pareri pervenuti.

Il provvedimento di verifica contiene anche l’accertamento rispetto alla necessità della valutazione di incidenza. Nel caso di piani urbanistici, il provvedimento può contenere anche le determinazioni di natura urbanistico-territoriale dell’autorità competente di cui all’articolo 5.

7. Il provvedimento di cui al comma 6, obbligatorio e vincolante, è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, nonché nel sito web dell’autorità procedente e dell’autorità competente.

8. L’autorità procedente, in collaborazione con l’autorità competente, procede alla redazione conclusiva del piano o programma in conformità al provvedimento di cui al comma 6 ed alla sua approvazione definitiva.

 

CAPO III

DISPOSIZIONI COMUNI E DI RACCORDO

Art.14

(Monitoraggio)

1. La rilevazione degli impatti significativi dell’attuazione del piano sull’ambiente è effettuata tramite adeguato monitoraggio che verifica anche il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, al fine di adottare le opportune misure correttive in caso di impatti negativi.

2. L’autorità procedente o il proponente individua le risorse necessarie per la realizzazione del monitoraggio di cui al comma 1 e, avvalendosi dell’ARPAL, effettua tale monitoraggio con oneri a proprio carico.

3. Qualora il monitoraggio individui impatti negativi imprevisti, l’autorità procedente o il proponente adotta le opportune misure correttive, in accordo con l’autorità competente.

4. I dati del monitoraggio nonché le eventuali misure correttive sono pubblicati nei siti web dell’autorità competente, dell’autorità procedente, nonché dell’ARPAL.

5. Gli esiti del monitoraggio sono condizione di procedibilità delle modifiche e degli aggiornamenti di piani o programmi sottoposti alle procedure di VAS e di verifica di assoggettabilità di cui alla presente legge.

Art.15

(Rapporti tra VAS e valutazione di incidenza)

1. L’autorità competente esprime il parere motivato di VAS comprensivo della valutazione di incidenza.

A tal fine il rapporto ambientale di cui all’articolo 8 contiene anche gli elementi indicati nei criteri e nelle linee guida assunti dalla Regione in materia di valutazione di incidenza, ai sensi del d.p.r. 357/1997 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art.16

(Rapporti tra VAS e VIA e disposizioni di semplificazione)

1. Nel caso di piani o programmi o loro modifiche soggetti a VAS o a verifica di assoggettabilità che comportino altresì l’approvazione di progetti assoggettati a verifica-screening di cui all’articolo 10 della legge regionale 30 dicembre 1998, n. 38 (Disciplina della valutazione di impatto ambientale) e successive modificazioni ed integrazioni, la procedura di verifica-screening può essere effettuata nell’ambito della procedura di VAS. L’atto conclusivo del procedimento può prevedere prescrizioni nel caso di esclusione del progetto dal procedimento di VIA, ovvero individuare i contenuti da sviluppare nell’ambito dello studio di impatto ambientale (SIA) qualora sia necessario l’assoggettamento a VIA.

2. Nel caso di comuni certificati o dotati di sistema di gestione ambientale (SGA) il rapporto ambientale ed il rapporto preliminare possono utilizzare i contenuti della documentazione del sistema di gestione, rendendo altresì conto di come gli obiettivi del sistema di gestione sono integrati nel piano o programma oggetto di valutazione.

3. Nel caso di progetti previsti da piani o programmi già sottoposti a VAS, nella redazione del SIA possono essere utilizzate le informazioni e le analisi contenute nel rapporto ambientale o nel rapporto preliminare, se attuali e pertinenti.


CAPO IV

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

Art.17

(Disposizioni transitorie e finali)

1. Sono sottoposti a verifica di assoggettabilità a VAS nei casi di cui all’articolo 3, comma 2, gli strumenti urbanistici attuativi, nonché i progetti urbanistici operativi in attuazione di strumenti e piani urbanistici comunali che non siano stati assoggettati a VAS o a verifica di assoggettabilità a VAS, ferma restando l’applicazione dell’articolo 6, comma 12, del d.lgs. 152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni.

2. Gli allegati alla presente legge possono essere aggiornati con atto della Giunta regionale a seguito di sopravvenute modificazioni normative.

3. La Giunta regionale può stabilire criteri e linee guida per definire ulteriori modalità procedurali necessarie alla applicazione della presente legge.

4. Per tutto quanto non disciplinato dalla presente legge, si richiamano le disposizioni del d.lgs.152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni.

5. Alla costituzione della sezione VAS del Comitato si provvede entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge con decreto del Presidente della Giunta regionale.

Art.18

(Modifiche alla l.r. 38/1998)

1. Gli articoli 3, 4, 5 e 8 della l.r. 38/1998 e successive modificazioni ed integrazioni sono abrogati.

2. Dopo il comma 1 dell’articolo 10 della l.r. 38/1998 e successive modificazioni ed integrazioni, è inserito il seguente:

“1 bis. Dell’avvenuta trasmissione della richiesta di cui al comma 1 è dato avviso a cura del proponente nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria. Dell’avvio del procedimento è data notizia mediante inserimento nel sito web della Regione nonché dei comuni interessati, con indicazione del proponente, dell’oggetto, della localizzazione e la relativa documentazione progettuale e ambientale è messa a disposizione per la consultazione on line. In ogni caso copia integrale degli atti è depositata presso i comuni ove il progetto è localizzato. Entro quarantacinque giorni dalla comunicazione di avvio del procedimento di cui sopra, chiunque abbia interesse può far pervenire le proprie osservazioni.”.

3. Al comma 2 dell’articolo 10 della l.r. 38/1998 e successive modificazioni ed integrazioni, le parole:

“entro sessanta giorni” sono sostituite dalle seguenti: “entro novanta giorni”.

4. Il comma 5 dell’articolo 10 della l.r. 38/1998 e successive modificazioni ed integrazioni è sostituito dal seguente:

“5.L’esito della procedura, comprese le motivazioni, è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, nonché nel sito web della Regione.”.

5. Dopo l’articolo 13 della l.r. 38/1998 e successive modificazioni ed integrazioni, è inserito il seguente:

“Articolo 13 bis

(Impatti ambientali interregionali)

1. Nel caso di progetti sottoposti alla procedura di VIA che risultino localizzati anche sul territorio di regioni confinanti, l’autorità competente effettua la procedura di VIA ed esprime il parere di compatibilità ambientale d’intesa con le regioni interessate, qualora tali progetti non siano di competenza dello Stato, ai sensi dell’articolo 71 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e successive modificazioni ed integrazioni.

2. Nel caso di progetti sottoposti alla procedura di VIA che possano avere impatti rilevanti sull’ambiente di regioni confinanti, l’autorità competente è tenuta a darne informazione e ad acquisire i pareri di tali regioni, nonché degli enti locali interessati.”.

Art.19

(Dichiarazione d’urgenza)

1. La presente legge regionale è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria.

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ALLEGATO A (ARTICOLO 3)

Piani e programmi e modifiche di piani e programmi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità di cui all’articolo 13

Richiedono l’espletamento della procedura di verifica di assoggettabilità di cui all’articolo 13, in quanto aventi potenziali effetti sull’ambiente, i piani e i programmi e le modifiche di piani e programmi di cui all’articolo 3, commi 2 e 3, lettera b), che prevedano:

1) qualsiasi tipo di utilizzo avente ad oggetto aree inondabili e/o a suscettività al dissesto medio-alta, utilizzo che non sia preordinato alla messa in sicurezza del territorio, aree umide o carsiche o elementi di connessione ecologica di cui alla Rete Ecologica Ligure;

2) incremento del carico insediativo in condizioni di carenza di dotazione idropotabile e/o di potenzialità depurativa, attestata dal competente gestore del servizio;

3) varianti al P.T.C.P., sub Assetto Insediativo delle indicazioni del livello locale, relative ai regimi normativi di Conservazione ed ai regimi normativi ANI-MA, IS-Ma saturo, IS-MA-CPA e IS-MA, che siano preordinate alla realizzazione di nuovi insediamenti o alla trasformazione di quelli esistenti;

4) incrementi del suolo urbanizzato superiori al 30 per cento o incrementi della superficie impermeabilizzata superiori al 15 per cento rispetto alla superficie attuale dell’ambito di riferimento, che determinino la riduzione del suolo occupato da attività agricole, o di zone di presidio ambientale o di zone boschive;

5) nuove aree da urbanizzare, esterne ai centri abitati, per usi diversi da quelli industriali o artigianali, aventi superfici superiori a 1 ettaro o comportanti realizzazione di superficie impermeabilizzata superiore a 5.000 metri quadrati, che determinino la riduzione del suolo occupato da attività agricole, o di zone di presidio ambientale o di zone boschive;

6) nuove aree da urbanizzare, esterne ai centri abitati, per usi industriali o artigianali aventi superficie superiore a 3 ettari o comportanti realizzazione di superficie impermeabilizzata superiore a 15.000

metri quadrati che determinino la riduzione del suolo occupato da attività agricole, o di zone di presidio ambientale o di zone boschive;

7) la realizzazione di strade extraurbane e secondarie e relative gallerie con lunghezza superiore a 5 chilometri o urbane con lunghezza superiore a 3 chilometri;

ALLEGATO B (ARTICOLO 8)

CONTENUTI DEL RAPPORTO PRELIMINARE

A) PER LO SVOLGIMENTO DELLA FASE DI CONSULTAZIONE/SCOPING AI SENSI DELL’ARTICOLO 8

Nel caso della fase di consultazione/scoping, il rapporto preliminare (RP) è associato ad uno schema di piano o programma (PP), che sulla base degli elementi di indirizzo formulati dall’Amministrazione procedente per la redazione dello stesso piano o programma, ne illustri i contenuti generali. Obiettivo del RP è quello di permettere di valutare il grado di completezza ed aggiornamento delle informazioni ambientali, definire fonti/mezzi per ulteriori approfondimenti e stabilire le condizioni alla trasformazione del territorio necessarie ad assicurare la sostenibilità del PP.

1. DESCRIZIONE DELLO SCHEMA DI PP con indicazione della normativa e dell’iter approvativo di riferimento, dei principali obiettivi che si pone e delle linee di sviluppo essenziali.

2. CARATTERISTICHE DEL PP, tenendo conto in particolare dei seguenti elementi:

- in quale misura stabilisce il quadro di riferimento per progetti ed altre attività, sia per quanto riguarda l’ubicazione, la natura, le dimensioni, le condizioni operative, sia attraverso la ripartizione delle risorse;

- in quale misura influenza altri PP inclusi quelli gerarchicamente ordinati e quelli settoriali;

- in quale misura è influenzato da piani territoriali e/o settoriali sovraordinati e da vincoli derivanti da normative vigenti;

- l’interazione con progetti approvati o in corso di approvazione pertinenti livelli territoriali sovraordinati;

- pertinenza al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale fissati da PP settoriali e/o sovraordinati, nonché coerenza con gli obiettivi sanciti a livello internazionale e nazionale nel quadro delle politiche di sviluppo sostenibile.

3. FUNZIONALITÀ DEL PP in termini di (quando pertinenti ai contenuti del PP):

- efficienza infrastrutturale;

- efficienza energetica;

- risparmio idrico ed efficienza depurativa;

- riduzione dei carichi ambientali.

4. PROGETTAZIONE DEL PROCESSO PARTECIPATIVO allo scopo di definirne obiettivi e linee di sviluppo e, se è già stato in parte svolto, ILLUSTRAZIONE DEGLI ESITI e di come se ne è tenuto conto nell’attività di redazione dello schema di PP.

5. CARATTERISTICHE DEGLI IMPATTI E DELLE AREE CHE POSSONO ESSERE INTERESSATE, anche se limitrofe all’ambito di diretta pertinenza del PP, tenendo conto in particolare dei seguenti elementi:

- natura trasfrontaliera/interregionale degli impatti e conseguente necessità di coinvolgere soggetti transfrontalieri/interregionali;

- valore e vulnerabilità delle aree che potrebbero essere interessate a causa:

• delle speciali caratteristiche naturali o del patrimonio culturale, in relazione alla presenza di aree protette, siti Rete Natura 2000 – SIC e ZPS, emergenze storico architettoniche e/o aree vincolate ai fini paesistici;

• della presenza di situazioni di compromissione delle aree in relazione a attività pregresse;

• del superamento dei livelli di qualità ambientale o dei valori limite dell’utilizzo intensivo del suolo;

- entità, probabilità, durata, frequenza e reversibilità degli impatti; nel caso di SIC e ZPS l’entità ed estensione degli impatti deve essere determinata, allo scopo di chiarire la compatibilità con gli obiettivi di conservazione dei siti della Rete Natura 2000 ed eventualmente escludere la necessità di valutazione di incidenza;

- carattere cumulativo degli impatti;

e di qualsiasi altro aspetto pertinente al raggiungimento degli obiettivi di miglioramento ambientale propri del PP.

6. MONITORAGGIO: schema semplificato che individui alcuni indicatori, coerenti con i principali obiettivi ambientali del PP, e proponga modalità di revisione a seguito degli esiti del monitoraggio stesso.

Nel caso di PP di enti certificati ISO 14001 e/o registrati EMAS, devono essere utilizzati gli elementi conoscitivi acquisiti e le linee programmatiche e gli obiettivi definiti con il sistema di gestione ambientale, integrandoli nei contenuti di PP ed avvalendosene per la redazione del rapporto preliminare.

B) PER LO SVOLGIMENTO DELLA VERIFICA DI ASSOGGETTABILITA’ AI SENSI DELL’ARTICOLO

13

Nel caso della verifica di assoggettabilità, il RP è associato al piano o programma per il quale è formalizzato l’avvio del procedimento di adozione/approvazione da parte dell’autorità procedente.

Obiettivo del RP è quello di permettere all’autorità competente di valutare se il piano o programma – PP, fatta comunque eccezione per quelli che non rientrano nell’Allegato A, possa avere impatti significativi sull’ambiente ed assumere quindi una decisione in merito all’esclusione o all’assoggettamento a VAS.

1. CAMPO DI APPLICAZIONE DELLA NORMA: occorre attestare la pertinenza del procedimento che si attiva attraverso la dimostrazione della non sussistenza delle condizioni che implicano necessariamente lo svolgimento della VAS ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della presente legge.

2. CARATTERISTICHE DEL PIANO

Descrizione del piano e delle informazioni e dei dati necessari alla verifica degli impatti significativi sull’ambiente.

2.1 Ambito programmatico e contenuti del Piano Descrizione sintetica del rapporto con altri PP, del processo di formazione e delle previsioni del documento di piano e in particolare:

• Quadro programmatico/normativo di riferimento tenendo conto di:

- in quale misura il PP stabilisce il quadro di riferimento per progetti ed altre attività, sia per quanto riguarda l’ubicazione, la natura, le dimensioni, le condizioni operative, sia attraverso la ripartizione delle risorse;

- in quale misura influenza altri PP inclusi quelli gerarchicamente ordinati e quelli settoriali;

- in quale misura è influenzato da piani territoriali e/o settoriali sovraordinati e da vincoli derivanti da normative vigenti.

• Quadro degli obiettivi di sostenibilità ambientale del PP, definiti sulla base della pertinenza del PP

stesso al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale fissati da PP settoriali e/o sovraordinati, nonché coerenza con gli obiettivi sanciti a livello internazionale e nazionale nel quadro delle politiche di sviluppo sostenibile.

• Quadro delle trasformazioni in atto o in fase di attuazione o di approvazione.

• Percorso di formazione della proposta di PP, compresa la descrizione di eventuali momenti di partecipazione/

consultazione pubblica avvenuti prima dell’adozione del progetto preliminare di piano (sondaggi, informazione, consultazione, forum, etc.).

• Descrizione sintetica degli obiettivi, dello schema, della struttura e del massimo dimensionamento previsto dal PP, tenendo conto delle alternative e della giustificazione delle scelte adottate.

2.2 Accertamento delle criticità ambientali e del territorio Definizione dello stato, delle tendenze e criticità delle componenti ambientali e antropiche pertinenti il PP, a riscontro dei contenuti del quadro conoscitivo di riferimento del PP stesso e in particolare:

• Rappresentazione sintetica del quadro conoscitivo delle componenti ambientali e antropiche pertinenti il PP, attraverso la valutazione dello stato, delle tendenze evolutive e dei relativi fattori di pressione, ed evidenziando fonti, enti preposti all’elaborazione dei dati acquisiti, eventuali carenze informative.

• Descrizione delle criticità, potenzialità e opportunità accertate e della loro rilevanza rispetto alle strategie di governo del territorio e delle risorse.

• Nel caso di PP che prefigurano scelte localizzative, elaborazione di una carta sintetica dei vincoli/tutele/rischi/opportunità presenti sul territorio di pertinenza.

2.3 Obiettivi di sostenibilità ambientale e territoriale Descrizione delle modalità con cui i risultati del percorso di formazione, delle valutazioni sullo stato dell’ambiente e degli indirizzi stabiliti dalla normativa e dai PP che interessano l’area e l’ambito di pertinenza del PP sono stati tradotti in obiettivi di sostenibilità:

• descrizione degli obiettivi di sostenibilità ambientale e territoriale adottati, della loro pertinenza all’attuazione del piano e della coerenza rispetto al quadro conoscitivo e al percorso decisionale di formazione del PP;

• verifica di coerenza esterna tra obiettivi di sostenibilità del piano e obiettivi desunti dalla normativa e altri PP sovraordinati;

• verifica di coerenza interna tra obiettivi di sostenibilità e obiettivi di piano;

• funzionalità del PP, in termini di (quando pertinenti ai contenuti del PP) efficienza infrastrutturale, efficienza energetica, risparmio idrico ed efficienza depurativa, riduzione dei carichi ambientali.

Nel caso di PP di enti certificati ISO 14001 e/o registrati EMAS, è opportuno che siano utilizzati gli elementi conoscitivi acquisiti e le linee programmatiche e gli obiettivi definiti con il sistema di gestione ambientale, integrandoli nei contenuti di PP ed avvalendosene per la redazione del rapporto preliminare.

3. CARATTERISTICHE DEGLI IMPATTI

Valutazione degli effetti derivanti dall’attuazione degli interventi previsti dal PP ed individuazione delle eventuali alternative, compensazioni e mitigazioni, tenendo conto della reversibilità, del carattere cumulativo, della natura transfrontaliera degli impatti, dei rischi per la salute umana e per l’ambiente in caso di incidenti, del valore e della vulnerabilità delle aree interessate. La valutazione dovrà rispondere almeno ai contenuti minimi sotto elencati.

3.1 Valutazione effetti cumulativi e individuazione delle misure di mitigazione e compensazione Valutazione degli effetti complessivi che il massimo dimensionamento previsto dal PP genera sulle componenti ambientali, territoriali e sulle infrastrutture ecologiche pertinenti il PP. Per ciascuna componente ambientale si deve provvedere all’analisi/valutazione dello stato, dell’impatto potenziale e delle relative misure di sostenibilità, intendendo per misure di sostenibilità le risposte che il PP fa proprie per il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità adottati.

3.2 Valutazione della coerenza localizzativa e individuazione delle misure di mitigazione Nel caso di previsioni di PP localizzate e/o localizzabili, definizione della coerenza localizzativa, attraverso l’analisi della sovrapposizione tra la struttura del PP e la sintesi dei livelli conoscitivi individuati per la carta dei vincoli/tutele/rischi/opportunità territoriali.

4. SCHEMA DI PIANO DI MONITORAGGIO – OPZIONALE

Descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio degli impatti ambientali derivanti dall’attuazione del Piano, comprendenti un set di indicatori minimo, le modalità di raccolta e di gestione dei dati, i soggetti competenti e responsabili e le risorse necessarie.

 

ALLEGATO C (ARTICOLO 8)

CONTENUTI DEL RAPPORTO AMBIENTALE

Illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto con altri pertinenti piani o programmi.

DESCRIZIONE DELLO SCHEMA DI PP con indicazione della normativa e dell’iter approvativo di riferimento, dei principali obiettivi che si pone e delle linee di sviluppo essenziali. Interazione con progetti approvati o in corso di approvazione pertinenti livelli territoriali sovraordinati.

DESCRIZIONE DEI PRINCIPALI OBIETTIVI (OBIETTIVI GENERALI) che si pone e delle linee di sviluppo essenziali e verifica di coerenza con gli obiettivi di sostenibilità e di protezione e miglioramento ambientale individuati a livello comunitario, nazionale, regionale, locale (COERENZA ESTERNA).

DESCRIZIONE DEL PROCESSO PARTECIPATIVO attivato allo scopo di definire obiettivi e strategie, dei suoi esiti e di come se ne è tenuto conto nella costruzione del PP, nell’individuazione degli obiettivi specifici e delle linee di sviluppo del PP.

ASPETTI PERTINENTI DELLO STATO ATTUALE DELL’AMBIENTE Inquadramento territoriale, socio economico e demografico e quadro di analisi attraverso l’individuazione di informazioni territoriali di base e la definizione dello stato quali-quantitativo dei vari comparti/risorse:

- aria e fattori climatici;

- acque superficiali, sotterranee e ciclo idrico integrato;

- suolo e sottosuolo;

- aspetti agro-vegetazionali (con attenzione particolare per i territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 (Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della L. 5 marzo 2001, n. 57) e successive modificazioni ed integrazioni;

- biodiversità (con attenzione particolare alle zone designate ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE e alle relative aree di collegamento ecologico –funzionali)

- paesaggio e patrimonio culturale, architettonico e archeologico;

- inquinanti fisici: rumore, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti;

- energia;

- rifiuti;

- salute umana.

Indicazione delle eventuali difficoltà incontrate nella raccolta delle informazioni richieste.

DEFINIZIONE DI OBIETTIVI SPECIFICI E DEI RELATIVI TARGET QUALI-QUANTITATIVI (indicatori)

- dalla constatazione di criticità esistenti nel quadro di analisi iniziale, in rapporto agli obiettivi di sostenibilità ed ambientali generali;

- dalla manifestazione di esigenze/istanze particolari da parte dei portatori di interesse (cittadini, associazioni, categorie, etc.);

- dall’implementazione del SGA, nel caso di enti certificati.

DESCRIZIONE DELL’OPZIONE “ZERO”, ovvero dello scenario di riferimento costituito dallo stato attuale delle risorse e dalla loro possibile evoluzione in assenza di PP. L’analisi deve consentire di evidenziare ulteriori criticità/potenzialità di natura dinamica, in rapporto agli adempimenti di norma, di piano di settore e/o di piani sovraordinati, ed agli obiettivi generali, arrivando a definire ulteriori obiettivi specifici. Uso di indicatori.

SINTESI DELLE ALTERNATIVE DI PP individuate per il raggiungimento degli obiettivi posti, valutazione comparativa delle prestazioni comprensiva della descrizione di come è stata effettuata la valutazione stessa e di come si è giunti alla scelta dell’assetto finale di PP. Uso di indicatori.

VERIFICA DI COERENZA fra le azioni/previsioni costituenti il PP, il quadro di analisi iniziale (coerenza INTERNA) e gli obiettivi specifici. Funzionalità del PP in termini di (quando pertinenti) efficienza infrastrutturale, efficienza energetica, risparmio idrico ed efficienza depurativa, riduzione dei carichi ambientali. Uso di indicatori.

INDIVIDUAZIONE DEI POSSIBILI EFFETTI SIGNIFICATIVI SULL’AMBIENTE derivanti dall’attuazione del PP nel suo complesso (massimo dimensionamento previsto) e per singole previsioni. In relazione all’assetto di PP scelto, stima delle conseguenze derivanti dalle previsioni sullo stato quali-quantitativo delle risorse, definito nel quadro di analisi iniziale, comprendendo le interrelazioni fra i vari elementi. In caso di previsioni localizzate e/o localizzabili, verifica della coerenza delle stesse con il quadro vincolistico, pianificatorio e conoscitivo delineato. Devono essere considerati tutti gli impatti significativi, compresi quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi. A fronte di impatti significativi, individuazione di idonee misure mitigative e compensative, da formulare quale parte costitutiva del quadro normativo del PP.

Nel caso di interessamento di elementi della Rete Natura 2000 deve essere riconoscibile lo studio di incidenza ai sensi del dpr 357/97 e successive modificazioni ed integrazioni e norme regionali in materia.

DESCRIZIONE DELLE MISURE PREVISTE IN MERITO AL MONITORAGGIO e controllo degli impatti ambientali significativi derivanti dall’attuazione del PP proposto. Devono essere individuate le responsabilità per l’attuazione del monitoraggio, avvalendosi di ARPAL, e garantita la sussistenza nell’ambito del quadro economico del PP delle risorse necessarie per la sua realizzazione e gestione.

Devono inoltre essere definite le modalità con cui si prevede di adottare le misure correttive sul PP che risultassero necessarie e delle forme di comunicazione al pubblico sia degli esiti del monitoraggio che delle misure correttive assunte.

SINTESI NON TECNICA delle informazioni di cui ai punti precedenti.

 

ALLEGATO D (ARTICOLO 10)

CONTENUTI DELLA DICHIARAZIONE DI SINTESI

La dichiarazione di sintesi è il documento attraverso il quale l’autorità procedente, nel momento di informazione della decisione, illustra in che modo le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma e come si è tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle consultazioni, nonché le ragioni per le quali è stato scelto il piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili. È fondamentale per ripercorrere il processo decisionale e renderlo trasparente ed efficace.

Le informazioni da fornire, in modo schematico e facilmente leggibile, sono le seguenti:

1. Consultazione: descrizione della procedura di valutazione effettuata, dei soggetti competenti coinvolti, dei pareri e dei relativi tempi, indicando per le due fasi di scoping e di valutazione:

- numero e date degli incontri effettuati;

- contributi forniti nell’ambito dello scoping dai soggetti competenti in materia ambientale;

- pareri richiesti ed evidenza di quelli pervenuti, con sintesi dei contenuti e di come se ne è tenuto conto nella formulazione del parere motivato.

2. Fase pubblica:

- indicazione del processo partecipativo attivato per la formazione del piano, con evidenza dei portatori di interessi coinvolti, delle modalità e di come si è tenuto conto nella redazione del piano/programma dei suoi esiti;

- indicazione delle osservazioni pervenute nel corso della fase pubblica del procedimento di VAS, da parte di chi, e di come se ne è tenuto conto nella redazione del parere motivato.

3. Alternative: descrizione delle eventuali alternative considerate, anche in termini di stadi evolutivi del piano o programma, e sintetica illustrazione delle ragioni della scelta finale, attraverso la sintesi degli effetti ambientali attribuibili ad ognuna.

4. Integrazione delle considerazioni ambientali nel piano o programma: devono essere indicati, per i vari comparti ambientali e i relativi obiettivi di tutela, gli obiettivi e le azioni di piano che su di essi producono effetti e le eventuali misure di mitigazione/compensazione. Il richiamo deve essere puntuale ai singoli obiettivi, azioni, norme di attuazione del piano o programma.

5. Adeguamento agli esiti della valutazione ambientale: descrizione del modo in cui si è tenuto conto del parere motivato e delle eventuali prescrizioni in esso contenute, attraverso l’indicazione puntuale delle parti di piano o programma variate, con evidenza del raffronto prima-dopo e argomentazione della modifica effettuata (rispetto ad altre possibili).

 

* * *

L.R. Liguria 30 dicembre 1998 n. 38 (B.U.R. Liguria 20 gennaio 1999, n.1)

Disciplina della valutazione di impatto ambientale

 

CAPO I

PRINCIPI GENERALI

Art.1

Finalità della legge

1. In attuazione della normativa statale vigente in materia nonché delle direttive della Unione Europea, la Regione Liguria con la presente legge disciplina la valutazione di impatto ambientale, di seguito definita VIA, al fine di:

a) garantire la tutela, singolarmente e nelle loro interazioni, degli elementi di seguito riportati:

1) l’uomo, la fauna e la flora;

2) il suolo, l’acqua, l’aria, il clima ed il paesaggio;

3) i beni materiali ed il patrimonio culturale e ambientale;

b) garantire e promuovere l’informazione e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali relativi alla procedura di VIA;

c) favorire il coordinamento e la semplificazione delle valutazioni e delle procedure di VIA.

2. A tal fine la VIA considera preventivamente gli effetti diretti, indiretti e dovuti all’azione cumulativa di progetti, opere, impianti pubblici o privati.

Art.2

Ambito di applicazione

1. Le disposizioni della presente legge si applicano a tutti i progetti di opere e di impianti ricompresi negli allegati 1, 2 e 3.

2. Sono sottoposti alla procedura statale i progetti di opere e di impianti ricompresi nell’allegato 1, nonché le opere o gli impianti di cui agli allegati 2 e 3 che costituiscono modifica di progetti già sottoposti a procedura di VIA nell’ambito del Ministero dell’Ambiente.

3. Sono sottoposti alla procedura regionale i progetti di opere e di impianti ricompresi nell’allegato 2.

4. Sono altresì sottoposti alla procedura regionale i progetti di opere e di impianti ricompresi nell’allegato 3 qualora:

a) ricadano anche parzialmente all’interno delle aree naturali protette, come definite dalla legge 6 dicembre 1991 n. 394 (legge quadro sulle aree protette) e successive modificazioni e integrazioni; in tal caso le relative soglie dimensionali risultano ridotte del 50 per cento rispetto a quanto previsto nel medesimo allegato 3;

b) ricadano all’interno di aree carsiche, come definite dalla legge regionale 3 aprile 1990 n. 14 (norme per la tutela del patrimonio speleologico e delle aree carsiche e per lo sviluppo della speleologia); in tal caso le relative soglie dimensionali risultano ridotte del 30 per cento rispetto a quanto previsto nel medesimo allegato 3;

c) non ricadano in aree naturali protette ma la struttura competente in materia di VIA ne abbia verificato, secondo le modalità di cui all’articolo 10 e sulla base degli elementi indicati nell’allegato 5, la necessità in relazione alle caratteristiche del progetto stesso e della zona interessata.

5. Non sono sottoposti alla procedura di VIA i lavori e gli interventi che non determinano effetti sull’ambiente quali:

a) i lavori di manutenzione ordinaria;

b) i lavori di manutenzione straordinaria;

c) gli interventi disposti in via d’urgenza, ai sensi delle norme vigenti, sia per la salvaguardia dell’incolumità delle persone da un pericolo imminente, sia a seguito di calamità per le quali sia dichiarato lo stato di emergenza, ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992 n. 225 (istituzione del servizio nazionale della protezione civile);

d) le modifiche non sostanziali come definite dalle norme tecniche di cui all’articolo 16;

e) omissis.

6. La Giunta regionale, su conforme parere del Comitato tecnico di cui all’articolo 12, può escludere dalla procedura di VIA e sottoporre, su richiesta del committente, alla procedura di ECO-AUDIT la modifica sostanziale di impianti produttivi. In questo caso gli esiti della procedura di ECO-AUDIT di cui al regolamento CEE n. 1836/93 devono essere trasmessi alla Regione.

7. Le procedure di VIA relative ad opere le quali non siano previste dai vigenti strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica non possono avere corso.

8. In caso di procedure di accordo di programma o conferenze di servizio, attivate per opere di cui al comma 7, le procedure di VIA e di screening possono avere corso a seguito dell’attivazione delle procedure concertative. Il parere vincolante viene reso all’interno del procedimento ed ha efficacia a condizione che l’intera procedura abbia esito favorevole.

CAPO II

VIA SU PIANI E PROGRAMMI

Art.3

Effetti dello studio di sostenibilità ambientale previsto dalla legge urbanistica regionale

[1. Sono fatti salvi gli effetti previsti dall'articolo 13 comma 3, dall'articolo 22 comma 8 e dall'articolo 39 comma 6 della legge regionale 4 settembre 1997 n. 36 (legge urbanistica regionale) per le opere attuative delle previsioni contenute negli strumenti di pianificazione territoriale di livello regionale, provinciale e comunale sottoposte alla procedura di VIA ai sensi dell'articolo 2 e relativamente alle quali sia stato positivamente valutato lo studio di sostenibilità ambientale di cui all'articolo 11 comma 4, unitamente agli approfondimenti di cui all'articolo 39 comma 5 della medesima legge urbanistica.

2. Agli effetti dell'applicazione dell'articolo 39 comma 6 lettera b) della l.r. 36/1997 per insediamenti residenziali, turistico-ricettivi, commerciali e direzionali si intendono le opere e gli impianti di cui al punto 10, lettera b) dell'allegato 3 della presente legge.

Art.4

Verifica e valutazione di sostenibilità dei Progetti Urbanistici Operativi

[1. I progetti urbanistici operativi di seguito definiti PUO, qualora prevedano opere assoggettate a VIA ai sensi dell'articolo 2, per i quali l'approvazione del Piano Urbanistico Comunale di seguito definito PUC non abbia comportato gli effetti dell'articolo 39 comma 6 della l.r. 36/1997, su richiesta dell'Amministrazione comunale, possono essere sottoposti a valutazione di sostenibilità ambientale, relativamente alle suddette opere di cui agli allegati 2 e 3.

2. Nel caso di cui al comma 1 lo studio di sostenibilità ambientale di cui all'articolo 50 comma 3 della l.r. 36/1997 ha i seguenti contenuti:

a) descrizione e rappresentazione della situazione ambientale di partenza;

b) obiettivi e scelte della trasformazione prevista dal progetto con le alternative considerate;

c) verifica della sostenibilità delle diverse opere, interventi, o delle scelte, a livello sia di giustificazione delle stesse sia di sensibilità ambientale delle aree interessate;

d) descrizione delle risorse territoriali, energetiche ed ambientali interessate dal progetto attraverso parametri ed indicatori di obiettivo;

e) potenziali impatti residuali e loro mitigazioni;

f) esito della verifica di sostenibilità.

3. Nel caso di cui al comma 1 il Comune dopo l'approvazione del PUO ai sensi dell'articolo 51 comma 5 della l.r. 36/1997, lo trasmette alla Regione ai fini della valutazione dello studio di sostenibilità ambientale, prima della eventuale fase di controllo da parte della Provincia a norma del medesimo articolo 51 comma 7.

4. Entro quarantacinque giorni dal ricevimento del PUO contenente lo studio di cui al comma 2, la struttura regionale competente in materia di VIA, accerta, sulla base dei criteri e delle modalità procedurali stabiliti dalla Giunta regionale, se il progetto debba essere assoggettato o meno alla procedura di impatto ambientale. Tale accertamento è di seguito definito screening.

5. In caso di assoggettamento alla procedura di impatto ambientale, lo studio di cui al comma 2 è sottoposto al parere del Comitato di cui all'articolo 12 che deve esprimersi entro sessanta giorni dall'inizio della procedura.

6. La procedura di sostenibilità è emessa dalla Giunta regionale entro trenta giorni dall'espressione del parere di cui al comma 5.

7. Con il medesimo atto la Giunta regionale, sulla base della pronuncia positiva di sostenibilità ambientale ovvero del decorso infruttuoso del termine di cui al comma 4, può decidere o in merito alla non sottoposizione a VIA del progetto definitivo delle opere previste nel PUO o in merito alla sottoposizione alla procedura di VIA limitata ai quadri di riferimento ambientale e progettuale.

Art.5

Sostenibilità ambientale inerente a piani e programmi

[1. Sono soggetti alle procedure di valutazione di sostenibilità ambientale gli strumenti di pianificazione e di programmazione regionali, provinciali e comunali in materia di gestione dei rifiuti, tutela delle acque, acustica, qualità dell'aria, nonché le loro modifiche, gli aggiornamenti o gli adeguamenti, con riferimento alla previsione delle opere o degli impianti di cui all'articolo 2.

2. Non è necessario attivare la procedura di valutazione di sostenibilità ambientale qualora le stesse previsioni siano già state valutate nell'ambito di altri piani.

3. La valutazione positiva della sostenibilità degli strumenti di pianificazione di cui al comma 1 può consentire l'acquisizione degli effetti previsti in relazione ai piani urbanistici.

CAPO III

VIA SUI PROGETTI

Art.6

Studio di impatto ambientale relativo a progetti assoggettati a procedura statale

1. Lo studio di impatto ambientale, di seguito denominato SIA, dei progetti assoggettati alla procedura statale di cui all'articolo 2 comma 2 deve contenere le informazioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988 (norme tecniche per la redazione degli studi di impatti ambientali e la formulazione del giudizio di compatibilità di cui all'articolo 6 della legge 8 luglio 1986 n. 349, adottate ai sensi dell'articolo 3 del D.P.C.M. 10 agosto 1988 n. 377).

2. Il committente, in relazione alle informazioni contenuto nello studio, nel caso ritenga che alcuni elementi debbano essere coperti da segreto industriale o commerciale, può essere autorizzato ad esporli in una relazione a parte e chiedere che essa non venga divulgata.

Art.7

Studio di impatto ambientale relativo a progetti assoggettati a procedura regionale

1. Lo SIA dei progetti assoggettati alla procedura regionale di cui all'articolo 2 commi 3 e 4 deve avere i contenuti indicati nelle norme tecniche di cui all'articolo 16. In particolare per quanto attiene la documentazione relativa all'impatto acustico, questa deve essere sottoscritta da tecnico competente in acustica ambientale come definito dall'articolo 2 comma 6 della legge 26 ottobre 1995 n. 447 (legge quadro sull'inquinamento acustico).

2. Il committente, in relazione alle informazioni contenute nello studio, nel caso ritenga che alcuni elementi debbano essere coperti da segreto industriale o commerciale, può essere autorizzato ad esporli in una relazione a parte e chiedere che essa non venga divulgata.

Art.8

Norme specifiche per la realizzazione di opere pubbliche

[1. In caso di procedimenti di intesa ai sensi dell'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977 n. 616 (attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975 n. 382) e successive modificazioni e integrazioni, di accordi di programma, di conferenze di servizi e di concertazione comunque denominati dalle vigenti leggi, che prevedano opere assoggettate a VIA ai sensi dell'articolo 2, il proponente correda il progetto preliminare di uno studio di sostenibilità ambientale avente i contenuti di cui all'articolo 4 comma 2.

2. La Giunta regionale, nell'aderire alle intese, agli accordi od alle concertazioni in genere di cui al comma 1, può disporre, su conforme parere del Comitato tecnico misto di cui all'articolo 62 della l.r. 36/1997, che tale adesione comporti gli effetti di cui all'articolo 13 comma 3 della medesima l.r. 36/1997.

3. Il Comitato di cui all'articolo 62 della l.r. 36/1997, nei casi previsti dal comma 2 è integrato dall'Assessore all'ambiente con funzioni di Vice Presidente e dal dirigente della struttura competente in materia di VIA.

4. La VIA, riguardante progetti definitivi di opere pubbliche, viene resa nei termini previsti dall'articolo 7 comma 5 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 (legge quadro in materia di lavori pubblici), come modificato dall'articolo 11 comma 59 della legge 28 dicembre 1995 n. 549 (misure di razionalizzazione della finanza pubblica).

CAPO IV

PROCEDIMENTO

Art.9

Fase preliminare-scoping

1. Per i progetti di cui all'articolo 7 è facoltà del proponente richiedere alla struttura regionale competente l'avvio di una fase preliminare volta alla definizione delle informazioni, comprese nell'allegato 4. La fase preliminare serve ad individuare, in contraddittorio tra la struttura regionale competente e il proponente, quali informazioni devono essere fornite nello SIA.

Art.10

Procedura di verifica-screening

1. Sono sottoposti alla procedura di screening, relativa alla verifica sulla necessità della VIA, i progetti di cui all'allegato 3, salvo quanto disposto dall'articolo 2 comma 4. La richiesta del proponente contiene una descrizione del progetto ed i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti che il progetto può avere sull'ambiente, secondo quanto indicato nell'allegato 5.

1 bis. Dell’avvenuta trasmissione della richiesta di cui al comma 1 è dato avviso a cura del proponente nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria. Dell’avvio del procedimento è data notizia mediante inserimento nel sito web della Regione nonché dei comuni interessati, con indicazione del proponente, dell’oggetto, della localizzazione e la relativa documentazione progettuale e ambientale è messa a disposizione per la consultazione on line. In ogni caso copia integrale degli atti è depositata presso i comuni ove il progetto è localizzato. Entro quarantacinque giorni dalla comunicazione di avvio del procedimento di cui sopra, chiunque abbia interesse può far pervenire le proprie osservazioni

2. La Giunta regionale sulla base della verifica effettuata dalla struttura regionale competente, entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta di cui al comma 1, si pronuncia con riferimento agli elementi di cui all'allegato 5 e ai criteri di cui all'articolo 16.

3. Nel caso di esclusione dal procedimento di VIA possono essere individuate eventuali prescrizioni per le mitigazioni degli impatti e per il monitoraggio delle opere o degli impianti, indicando le schede ed i soggetti tenuti al controllo degli adempimenti dati e al monitoraggio conseguente.

4. Nel caso in cui la Regione ritenga che il progetto vada sottoposto a VIA si applica la procedura di cui all'articolo 13 ed il procedimento deve concludersi entro quaranta giorni dalla pubblicazione di cui all'articolo 11 comma 2.

5.L’esito della procedura, comprese le motivazioni, è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, nonché nel sito web della Regione.

Art.11

Avvio del procedimento e partecipazione pubblica

1. Lo SIA è depositato dal proponente presso la struttura regionale competente in materia di VIA, per la formulazione del parere di competenza, nel caso di procedura statale, o per la pronuncia di VIA, nel caso di procedura regionale. Per la procedura regionale una copia del SIA è depositata presso la segreteria del Comune o dei Comuni interessati al progetto soggetto a VIA, una presso la Provincia interessata dall'intervento ed una presso gli Enti gestori di aree naturali protette qualora l'intervento ricada in tali aree.

2. Il procedimento si intende avviato alla data di pubblicazione del relativo avviso sui quotidiani a diffusione nazionale o regionale da parte del proponente. La pubblicazione deve avvenire entro e non oltre una settimana dalla presentazione del progetto alla Regione.

3. Chiunque può prendere visione dello SIA, e può presentare, in caso di procedura statale, nel termine di trenta giorni dalla data di cui al comma 2, osservazioni scritte al Ministero dell'Ambiente e per conoscenza alla Regione, e, nel caso di procedura di competenza regionale, nel termine di quarantacinque giorni, alla Regione.

4. La seduta preliminare del Comitato tecnico di cui all'articolo 12, durante la quale vengono illustrati il progetto e lo SIA dell'intervento, ha carattere pubblico.

5. La Regione favorisce, di intesa con i Sindaci dei Comuni interessati, inchieste pubbliche, con particolare riguardo ai progetti assoggettati a procedura regionale.

6. Qualora le inchieste di cui al comma 5 non abbiano luogo, il proponente può, anche su propria richiesta, essere chiamato ad un sintetico contraddittorio con i soggetti che hanno presentato osservazioni sul progetto.

7. Gli atti conclusivi dell'inchiesta o del contraddittorio vengono acquisiti e valutati al fine dell'emissione della decisione di VIA.

8. Il proponente, i Sindaci ed i Presidenti dei Consigli di circoscrizione interessati possono richiedere alla Regione l'illustrazione del progetto da parte del progettista in una riunione pubblica alla quale partecipa il proponente.

Art.12

Comitato tecnico regionale

1. Fino all'emanazione della legge regionale sul riordino dei Comitati tecnici regionali a carattere consultivo, è istituito il Comitato tecnico per la VIA, quale organo tecnico consultivo a supporto della Giunta regionale.

2. Il Comitato, previa verifica delle fasi istruttorie, esprime parere sulla VIA delle opere proposte.

3. Il Comitato valuta i risultati dell'inchiesta di cui all'articolo 11 comma 5 ai fini della pronuncia di cui all'articolo 13.

4. Il Comitato tecnico regionale, nominato dal Presidente della Giunta regionale, è composto:

a) dal Direttore del dipartimento ambiente e territorio con funzioni di Presidente;

b) dal Dirigente della struttura VIA o della struttura tutela paesistica con funzioni di Vicepresidente;

c) dai dirigenti o loro delegati delle strutture competenti in materia di:

1) pianificazione territoriale;

2) trasporti;

3) attività produttive;

4) assetto idrogeologico;

5) igiene;

6) turismo;

7) affari giuridici in materia ambientale;

8) agricoltura;

d) da esperti di provata esperienza nelle seguenti materie:

1) chimica;

2) ingegneria;

3) geologia;

4) oceanografia;

5) scienze naturali;

6) agronomia;

7) economia;

8) architettura;

9) igiene;

10) tossicologia;

11) fisica;

12) meteorologia;

13) sociologia;

e) dai rappresentanti delle Province interessate per territorio e da un esperto designato quale rappresentante delle Associazioni ambientaliste.

5. Le funzioni di segreteria sono svolte da un dipendente della struttura competente per la VIA con qualifica funzionale non inferiore alla sesta.

6. I membri di cui alle lettere c) e d) durano in carica cinque anni.

7. Le sedute del Comitato sono valide con la presenza almeno della maggioranza dei componenti chiamati a partecipare e si articolano in sedute preliminari e decisorie.

8. I pareri sono adottati a maggioranza dei due terzi dei componenti presenti aventi diritto al voto.

9. Per la partecipazione alle riunioni, ai sopralluoghi ed alle incombenze del Comitato, ai componenti esterni all'Amministrazione regionale è corrisposto il compenso previsto dalla tabella B della legge regionale 4 giugno 1996 n. 25 (nuova disciplina dei compensi ai componenti di collegi, commissioni e comitati operanti presso la Regione).

10. I termini del procedimento di VIA sono sospesi per tutto il mese di agosto.

Art.13

Istruttoria e procedimento

1. L'istruttoria sullo SIA è condotta dalla Regione tramite il responsabile del procedimento che dispone gli accertamenti ed acquisisce i pareri necessari. La mancata espressione del parere non è a causa ostativa alla prosecuzione dell'istruttoria.

2. Il responsabile del procedimento, sentito il Comitato di cui all'articolo 12, può richiedere l'integrazione dello SIA, a cura e spese del proponente entro il termine di quarantacinque giorni dall'inizio del procedimento, per i progetti di cui agli allegati 2 e 3.

3. I termini dell'istruttoria riprendono a decorrere dal ricevimento delle integrazioni richieste. Se le integrazioni non vengono inviate entro il termine perentorio indicato nella richiesta, il procedimento è archiviato.

4. Le Amministrazioni pubbliche consultate sono tenute a fornire il loro parere entro trenta giorni dal ricevimento della relativa richiesta per quanto concerne i progetti di cui all'allegato 1 ovvero entro sessanta giorni dalla data di trasmissione del progetto per quanto concerne i progetti di cui agli allegati 2 e 3.

La mancata espressione del parere nei termini non è causa ostativa alla prosecuzione dell'istruttoria.

5. I pareri espressi dalle Amministrazioni pubbliche sono comprensivi di tutti gli aspetti, non solo ambientali, di specifica competenza.

6. La Giunta regionale, entro sessanta giorni dall'inizio del procedimento, può assumere un atto interlocutorio sulla base delle indicazioni e delle prescrizioni contenute nel parere espresso dal Comitato tecnico di cui all'articolo 12; tale atto comporta l'interruzione dei termini procedimentali.

7. L'istruttoria deve essere conclusa entro quarantacinque giorni per le opere di cui all'allegato 1 e novanta giorni per quelle di cui agli allegati 2 e 3. Il Comitato tecnico si esprime rispettivamente entro cinquanta giorni e cento giorni dall'inizio del procedimento.

8. I termini di cui al comma 7 per la conclusione dell'istruttoria delle opere di cui agli allegati 2 e 3, nei casi in cui sia necessario procedere ad accertamento o indagini complesse, possono essere prolungati fino ad un massimo di centocinquanta giorni.

9. La decisione sulla VIA è assunta dalla Giunta regionale entro sessanta giorni dall'inizio del procedimento per le opere e gli impianti di cui all'allegato 1 ed entro trenta giorni dalla conclusione dell'istruttoria per le opere o per gli impianti di cui agli allegati 2 e 3.

Art.13 bis

(Impatti ambientali interregionali)

1. Nel caso di progetti sottoposti alla procedura di VIA che risultino localizzati anche sul territorio di regioni confinanti, l’autorità competente effettua la procedura di VIA ed esprime il parere di compatibilità ambientale d’intesa con le regioni interessate, qualora tali progetti non siano di competenza dello Stato, ai sensi dell’articolo 71 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e successive modificazioni ed integrazioni.

2. Nel caso di progetti sottoposti alla procedura di VIA che possano avere impatti rilevanti sull’ambiente di regioni confinanti, l’autorità competente è tenuta a darne informazione e ad acquisire i pareri di tali regioni, nonché degli enti locali interessati.

Art.14

Funzioni dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente Ligure

1. L'Agenzia Regionale per l'Ambiente Ligure, di seguito definita ARPAL, fornisce supporto tecnico per l'espletamento dell'istruttoria in attuazione dell'articolo 2 comma 3 della legge regionale 27 aprile 1995 n. 39 (istituzione dell'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure), su richiesta del responsabile del procedimento, partecipando in questi casi ai lavori del Comitato in qualità di correlatore.

2. Gli esiti della procedura di VIA sono comunicati all'ARPAL al fine dei controlli ambientali e della verifica di conformità della realizzazione del progetto con le prescrizioni contenute nella pronuncia o nel provvedimento di screening. In caso di difformità del progetto, l'ARPAL provvede ad informare la Provincia ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 19.

Art.15

Effetti della Valutazione di Impatto Ambientale

1. La Giunta regionale, sulla base del parere reso dal Comitato tecnico di cui all'articolo 12, determina il periodo di validità della decisione di VIA per i progetti di cui agli allegati 2 e 3. Tale periodo non può essere inferiore a tre anni e può essere prorogato, previa verifica del quadro di riferimento programmatico di cui alle norme tecniche dell'articolo 16 e dell'applicazione della miglior tecnologia.

2. La VIA delle opere di cui agli allegati 2 e 3 viene pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria.

3. L'atto contenente il parere di competenza regionale in merito alla VIA per le opere di cui all'allegato 1 viene inviato alla Commissione del Ministero dell'Ambiente ai fini della pronuncia di competenza.

4. Per le opere da sottoporre alla procedura di VIA non possono essere rilasciate dalla Regione, dagli Enti locali o da pubblici uffici, autorizzazioni, concessioni, nulla osta, anche parziali, prima della positiva conclusione della procedura. In ogni caso, fino alla pronuncia di VIA, tali atti non producono effetti.

5. Le autorizzazioni, le concessioni, i nulla osta rilasciati in difformità alle disposizioni di cui al comma 4 sono nulli di diritto in caso di pronuncia di VIA negativa.

6. I progetti devono essere adeguati agli esiti del giudizio di compatibilità ambientale, prima del rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione dell'opera o dell'impianto.

7. Gli esiti della procedura di VIA sono comunicati al proponente, al Comune e alla Provincia interessati per territorio e all'ARPAL.

Art.16

Norme tecniche e modifiche degli allegati

1. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale definisce le norme tecniche contenenti i criteri e le metodologie da seguire per l'elaborazione degli SIA, nonché i criteri per la verifica di cui all'articolo 2 comma 4 lettera c) e di cui all'articolo 4 comma 4.

2. Con deliberazione della Giunta regionale può essere modificato l'allegato 1 della presente legge in caso di modifiche o integrazioni della normativa nazionale in materia di VIA.

3. Il Consiglio regionale delibera le modifiche degli allegati 2, 3, 4, 5 della presente legge, in caso di modifiche o integrazioni della normativa nazionale in materia di VIA, nonché le soglie limite inerenti le potenzialità e le dimensioni dei progetti e delle opere di cui agli allegati 2 e 3.

Art.17

Semplificazione delle procedure

1. Nell'ambito del procedimento di autorizzazione di cui alle norme in attuazione degli articoli 24 e 25 del Decreto Legislativo 31-03-1998 - n. 112 (conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997 n. 59), per quanto attiene gli impianti soggetti alle procedure di VIA, la domanda di autorizzazione può essere proposta contemporaneamente all'attivazione delle procedure di VIA e la pronuncia di compatibilità o lo screening positivo vengono rilasciati, come previsto agli articoli 10 e 13 ed inviati all'Ente competente ai fini del rilascio successivo di ogni approvazione, autorizzazione, nulla osta e concessione necessaria per la realizzazione e la gestione dell'impianto.

2. La VIA sostituisce il parere di cui all'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988 n. 203 (attuazione delle direttive numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 CEE concernenti norme in materia di qualità dell'aria relativamente a specifici agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali, ai sensi dell'articolo 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183).

Art.18

Opposizione

1. Avverso la delibera della Giunta regionale relativa alla VIA sui progetti di opere di cui agli allegati 2 e 3, nonché avverso la delibera relativa alla necessità di sottoporre a VIA i progetti di cui all'allegato 3, è ammesso ricorso in opposizione entro trenta giorni dalla pubblicazione dell'atto sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria.

2. Sul ricorso si pronuncia la Giunta, sentite le strutture regionali che devono pronunciarsi entro trenta giorni dalla data di notifica del ricorso; entro i successivi trenta giorni la Giunta deve pronunciarsi con decisione motivata. Ove la Giunta non si pronunci nei termini prescritti, il ricorso si intende rigettato.

CAPO V

DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

Art.19

Sanzioni

1. Chiunque realizza un'opera o un impianto oggetto della presente legge senza aver ottenuto la prescritta valutazione positiva di impatto ambientale è punito, fatte salve le sanzioni disposte in materia edilizia, con una sanzione amministrativa pecuniaria da lire 30.000.000 a 90.000.000, secondo la gravità della violazione, ed è altresì tenuto alla immediata cessazione dell'attività intrapresa, nonché alla messa in pristino.

2. Il committente che, nella realizzazione di un progetto, non ottempera alle prescrizioni contenute nella deliberazione di pronuncia di compatibilità, è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da lire 10.000.000 a 30.000.000 secondo la gravità della violazione ed è altresì tenuto, prima dell'inizio attività, alle modifiche necessarie all'ottemperanza delle prescrizioni stesse.

3. All'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui ai commi 1 e 2, provvede la Provincia, ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1982 n. 45 (norme per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della Regione, o di Enti da essa individuati, delegati o subdelegati) che ne destina gli introiti al finanziamento delle attività dell'ARPAL.

Art.20

Norma transitoria per piani e programmi

1. Fino all'approvazione dei PUC, gli SUA o programmi di opere ad essi assimilati che comportino la realizzazione di opere assoggettate a VIA ai sensi dell'articolo 2, possono essere corredati dello studio di cui all'articolo 4 comma 2 che viene valutato dalla Regione nei modi indicati dai commi seguenti.

2. Qualora l'approvazione dello SUA e delle eventuali varianti al vigente strumento urbanistico generale od il controllo dello SUA competa alla Provincia ai sensi della vigente legislazione urbanistica:

a) è trasmesso alla Regione ai fini della valutazione dello studio di sostenibilità ambientale di cui è corredato prima dell'inoltro alla Provincia per l'assunzione delle determinazioni di sua competenza;

b) la Regione si pronuncia nei modi ed agli effetti di cui all'articolo 4 commi 4, 5, 6 e 7.

3. Qualora l'approvazione dello SUA competa alla Regione ai sensi della vigente legislazione urbanistica si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4 commi 4, 5, 6 e 7 della presente legge regionale, salvo quanto di seguito stabilito;

a) il parere sotto il profilo urbanistico e di sostenibilità ambientale è reso, fino all'emanazione della legge regionale sul riordino dei Comitati tecnici regionali a carattere consultivo, dal Comitato tecnico misto di cui all'articolo 62 della l.r. 36/1997, entro novanta giorni dall'inizio della procedura;

b) l'approvazione dello strumento e la pronuncia di sostenibilità ambientale sono disposte dalla Giunta regionale entro trenta giorni dall'espressione del parere di cui alla lettera a), fatta salva la previa acquisizione del conforme parere del Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 4 comma 4 della legge regionale 2 maggio 1991 n. 6 (norme per l'aggiornamento e l'applicazione del piano territoriale di coordinamento paesistico) in caso di SUA comportante variante al vigente piano territoriale di coordinamento paesistico.

4. All'approvazione dei PTC di cui al comma 1 lettera b) numeri 1) e 2) dell'articolo 76 della l.r. 36/1997 possono essere attribuiti gli effetti di cui all'articolo 13 comma 3 della legge regionale medesima, qualora gli stessi siano corredati da documentazione idonea a dimostrare la sostenibilità ambientale delle opere previste in detti piani, ricomprese negli allegati 2 e 3 della presente legge.

5. Fino all'entrata in vigore della legge regionale sul riordino degli organi tecnici collegiali in materia di territorio, le funzioni consultive obbligatorie svolte dal Comitato tecnico per l'Ambiente previsto dalla legge regionale 24 marzo 1980 n. 20 (norme a tutela dell'ambiente dagli inquinamenti) sono svolte dal Comitato di cui all'articolo 12 della presente legge.

Art.21

Abrogazione di leggi e modifica dell'articolo 10 della legge regionale 6 aprile 1987 n. 7

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:

a) 20 aprile 1994 n. 22 (disciplina della valutazione di impatto ambientale);

b) 20 aprile 1995 n. 31 (modificazioni alla legge regionale 20 aprile 1994 n. 22 disciplina della valutazione di impatto ambientale).

2. Dopo il comma 3 dell'articolo 10 della legge regionale 6 aprile 1987 n. 7 (delega alle Province delle funzioni regionali relative all'esercizio dei poteri di controllo in materia di abusivismo edilizio e disposizioni di attuazione degli articoli 3 e 8 della legge 28 febbraio 1985 n. 47 e successive modificazioni), come sostituito dall'articolo 63 della l.r. 36/1997, è inserito il seguente comma:

"3 bis. Il Comitato, quando debba esaminare, per quanto di competenza della Provincia, i PUO a norma dell'articolo 51 della legge regionale 4 settembre 1997 n. 36 (legge urbanistica regionale), è integrato con un esperto in materia ambientale-ecologica designato ai sensi della lettera b del comma 2 ai fini dell'esame del pertinente studio di compatibilità ambientale."

Art.22

Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dal funzionamento del Comitato di cui all'articolo 12 comma 4 si provvede, ai sensi della legge regionale 4 giugno 1996 n. 25 (nuova disciplina dei compensi ai componenti di collegi, commissioni e comitati operanti presso la Regione), con gli stanziamenti iscritti al Capitolo 495 "Spese per compensi, gettoni di presenza, rimborso spese a componenti commissioni, comitati ed altri organismi previsti da leggi regionali o statali" dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale.

2. Agli oneri per gli esercizi successivi si provvede con i relativi bilanci.

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria.

ALLEGATO 1

Opere e impianti sottoposti a VIA statale (art. 2, comma 2).

a) Raffinerie di petrolio greggio (escluse le imprese che producono soltanto lubrificanti dal petrolio greggio), nonché impianti di gassificazione e di liquefazione di almeno 500 t giorno di carbone o di scisti bituminosi.

b) Centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW, nonché centrali nucleari e altri reattori nucleari (esclusi gli impianti di ricerca per la produzione e la lavorazione delle materie fissili e fertili, la cui potenza massima non supera 1 KW di durata permanente termica).

c) Impianti destinati esclusivamente allo stoccaggio definitivo o all'eliminazione definitiva dei rifiuti radioattivi.

d) Acciaierie integrate di prima fusione della ghisa e dell'acciaio.

e) Impianti per l'estrazione di amianto, nonché per il trattamento e la trasformazione dell'amianto e dei prodotti contenenti amianto: per i prodotti di amianto cemento una produzione annua di oltre 20.000 t di prodotti finiti, per le guarnizioni di attrito una produzione annua di oltre 50 t di prodotti finiti e per gli altri impieghi dell'amianto una utilizzazione annua di oltre 200 t.

f) Impianti chimici integrati.

g) Autostrade e vie di rapida comunicazione definite ai sensi dell'accordo europeo sulle grandi strade di traffico internazionale del 15 novembre 1975; tronchi ferroviari per il traffico a grande distanza nonché aeroporti con piste di decollo e di atterraggio lunghe almeno 2100 metri.

h) Porti commerciali marittimi nonché vie navigabili e porti per la navigazione interna accessibili a battelli con stazza superiore a 1350 t.

i) Impianti eliminazione rifiuti tossici e nocivi mediante incenerimento, trattamento chimico e stoccaggio a terra.

l) Dighe ed altri impianti destinati a trattenere, regolare o accumulare le acque in modo durevole, di altezza superiore a 10 m. e/o di capacità superiore a 100.000 mc.

m) Costruzioni di terminali per il carico e lo scarico di idrocarburi e di sostanze pericolose, nonché realizzazione di condotte sottamarine per il trasporto di tali sostanze.

n) Realizzazione di impianti per il trattamento delle morchie e delle acque di zavorra e di lavaggio delle navi che trasportano idrocarburi e sostanze pericolose.

o) Sfruttamento minerario della piattaforma continentale.

 

ALLEGATO 2

Opere e Impianti sottoposti a VIA regionale (art. 2, comma 3).

a) Recupero di suoli dal mare per una quantità che superi i 10.000 mc..

b) Utilizzo non energetico di acque superficiali nei casi in cui la derivazione superi i 1.000 litri al minuto secondo e di acque sotterranee nei casi in cui la derivazione superi i 100 litri al minuto secondo, comprese le ricariche artificiali delle acque freatiche.

c) Impianti industriali destinati:

1) alla fabbricazione di pasta per carta a partire dal legno o da altre materie fibrose;

2) alla fabbricazione di carta e cartoni con capacità di produzione superiore a 200 tonnellate al giorno.

d) Trattamento di prodotti intermedi e fabbricazione e recupero di prodotti chimici, produzione di pesticidi, di antiparassitari, di prodotti farmaceutici, di elastomeri e perossidi, di mastici, di pitture e vernici, di inchiostri da stampa, per una capacità superiore alle 35.000 t/anno di materie prime lavorate.

e) Impianti di produzione di sapone e detergenti sintetici, di prodotti per l'igiene del corpo e di profumeria per insediamenti produttivi di capacità superiore alle 35.000 t/anno di materie prime lavorate.

f) Stoccaggio di petrolio, prodotti petroliferi petrolchimici e chimici pericolosi, ai sensi della legge 29 maggio 1974 n. 256 e successive modificazioni, con capacità complessiva superiore a 40.000 mc.

g) Impianti per la concia del cuoio e del pellame qualora la capacità superi le 12 tonnellate di prodotto finito al giorno.

h) Porti turistici e da diporto quando lo specchio d'acqua è superiore a 10 ha o le aree esterne interessate superano i 5 ha oppure i moli sono di lunghezza superiore ai 500 metri.

i) Discariche di rifiuti urbani non pericolosi con capacità complessiva superiore a 100.000 mc (operazioni di cui all'allegato B, lettere D1 e D5 del decreto legislativo n. 22/97); discariche di rifiuti speciali non pericolosi (operazioni di cui all'allegato B, lettere D1 e D5 del decreto legislativo n. 22/97), ad esclusione delle discariche per inerti con capacità complessiva sino a 300.000 mc.

j) Impianti di smaltimento rifiuti non pericolosi mediante operazioni di deposito preliminare con capacità superiore a 200 t/ giorno ( operazioni di cui all'allegato B lettera D15 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22).

k) Impianti di depurazione delle acque con potenzialità superiore a 100.000 abitanti equivalenti quali definiti all'articolo 2, punto 6 della direttiva 91/271/CEE.

l) Cave e torbiere con più di 500.000 mc/anno di materiale estratto o di un'area interessata superiore a 20 ha.

m) Attività di coltivazione di minerali solidi.

n) Attività di coltivazione degli idrocarburi e delle risorse geotermiche sulla terraferma.

o) Estrazione a terra di petrolio e gas naturale a fini commerciali, per un quantitativo estratto superiore a 500 tonnellate al giorno per il petrolio e a 500.000 mc al giorno per il gas naturale.

p) Dighe ed altri impianti destinati a trattenere, regolare od accumulare le acque in modo durevole, a fini non energetici, di altezza superiore a 5 m e/o di capacità superiore a 10.000 mc.

q) Impianti per la produzione di energia di nuova realizzazione o ristrutturazione o riconversione con potenza termica superiore a 20 MW, non ricompresi nell'allegato 1.

r) Eletrodotti aerei esterni per il trasporto di energia elettrica con tensione nominale superiore a 100kV con tracciato di lunghezza superiore a 10 Km.

s) Impianti per l'allevamento intensivo di pollame o di suini con più di:

1) 85.000 posti per polli da ingrasso o 60.000 posti per galline;

2) 3.000 posti per suini da produzione (di oltre 30 Kg.) o 900 posti per scrofe.

t) Stazioni di trasferimento di rifiuti con capacità superiore a 200 t/giorno.

u) Impianti di smaltimento e recupero di rifiuti pericolosi, mediante operazioni di cui all'allegato B ed all'allegato C, lettere da R1 a R9 del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22;

v) impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi con capacità superiore a 100 t/giorno mediante operazioni di incenerimento e di trattamento di cui all'allegato B lettere D2 e da D8 a D11, ed all'allegato C, lettere da R1 a R9 del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22[12];

w) Impianti di smaltimento dei rifiuti non pericolosi mediante operazioni di raggruppamento o ricondizionamento preliminari e deposito preliminare con capacità superiore a 200 t/giorno (operazioni di cui all’allegato B del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 punti D13, D14).

x) Impianti di smaltimento rifiuti mediante operazioni di iniezione in profondità, lagunaggio, scarico di rifiuti solidi nell’ambiente idrico, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino, deposito permanente (operazioni di cui all’allegato B, lettere D3, D4 , D6, D7 e D12 del decreto legislativo n. 22/1997).

x – bis)Stoccaggio di gas combustibili in serbatoi sotterranei con una capacità complessiva superiore a 80.000 mc.

x – ter) impianti destinati a ricavare metalli grezzi non ferrosi da minerali , nonché concentrati o materie prime seconde attraverso procedimenti metallurgici, chimici o elettrochimici[11].

ALLEGATO 3 [14]

Opere ed impianti soggetti a Via regionale in relazione alle caratteristiche del progetto e della zona interessata (art. 2 comma 4 lett. a), b) e c)).

1. Agricoltura, silvicoltura ed acquacoltura.

1a) Progetti di ricomposizione rurale che interessano una superficie superiore a 200 ha;

1b) Progetti volti a destinare terre incolte o estensioni naturali o seminaturali alla coltivazione agricola intensiva con superficie superiore a 10 ha;

1c) Progetti di gestione delle risorse idriche per l’agricoltura, compresi i progetti di irrigazione e di drenaggio delle terre;

1d) Primi rimboschimenti e disboscamento a scopo di conversione ad un altro tipo di sfruttamento del suolo;

1e) Impianti di allevamento intensivo di animali, tranne quanto indicato nell’allegato 2;

1f) Pescicoltura intensiva.

2. Industria estrattiva.

2a) Cave, attività minerarie a cielo aperto e torbiere, tranne quanto indicato in allegato 2;

2b) Attività di ricerca di minerali solidi e di risorse geotermiche incluse le relative attività minerarie;

2b -bis) Attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma;

2c) Estrazione di minerali mediante dragaggio marino o fluviale;

2d) Impianti di superficie dell’industria di estrazione di carbon fossile, di petrolio, di gas naturale e di minerali metallici nonché di scisti bituminosi.

2e) Trivellazioni in profondità in particolare:

- trivellazioni geotermiche;

- trivellazioni per lo stoccaggio di residui nucleari;

- trivellazioni per l’approvvigionamento di acqua;

- escluse quelle intese a studiare la stabilità del suolo.

3. Industria Energetica.

3a) Impianti industriali per la produzione di energia elettrica, vapore ed acqua calda;

3b) Impianti industriali per il trasporto di gas, vapore e acqua calda che alimentano condotte con una lunghezza complessiva superiore a 20 km; trasporto di energia elettrica mediante linee aeree con tensione nominale d’esercizio superiore a 100 KV e lunghezza superiore a 3 Km;

3c) Stoccaggio in superficie di gas naturale superiore a 1000 mc istantanei;

3d) Stoccaggio di gas combustibile in serbatoi sotterranei superiori a 5000 tonnellate istantanee;

3e) Stoccaggio in superficie di combustibili fossili superiori a 5000 tonnellate istantanee;

3f) Agglomerazione industriale di carbon fossile e lignite;

3g) Impianti per la produzione di energia idroelettrica con potenza superiore a 200 KW;

3h) Impianti industriali per la produzione di energia mediante lo sfruttamento del vento.

4. Produzione e trasformazione dei metalli.

4a) Impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria) compresa la relativa colata continua di capacità superiore a 2,5 tonnellate all’ora;

4b) Impianti destinati a ricavare metalli grezzi non ferrosi da minerali, nonché concentrati o materie prime secondarie attraverso procedimenti metallurgici, chimici o elettrolitici;

4c) Impianti destinati alla trasformazione di metalli ferrosi mediante:

- laminazione a caldo con capacità superiore a 20 tonnellate di acciaio grezzo all’ora;

- forgiatura con magli la cui energia di impatto supera 50 KJ per maglio e allorché la potenza calorifera è superiore a 20 MW;

- applicazione di strati protettivi di metallo fuso con una capacità di trattamento superiore a 2 tonnellate di acciaio grezzo all’ora;

4d) Fonderie di metalli ferrosi con una capacità di produzione superiore a 20 tonnellate al giorno;

4e) Impianti di fusione e lega di metalli non ferrosi, compresi i prodotti di recupero (affinazione, formatura in fonderia, ecc.) con una capacità di fusione superiore a 10 tonnellate per il piombo e il cadmio o a 50 tonnellate per tutti gli altri metalli al giorno;

4f) Impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche mediante processi elettrolitici o chimici qualora le vasche destinate al trattamento abbiano un volume superiore a 30 mc;

4g) Costruzione e montaggio di autoveicoli e motoveicoli e costruzione dei relativi motori;

4h) Cantieri navali di superficie complessiva superiore a 2 ha;

4i) Impianti per la costruzione e riparazione di aeromobili;

4j) Impianti di arrostimento e sinterizzazione di minerali metallici;

4k) Costruzione di materiale ferroviario che superi 10.000 mq di superficie impegnata o 50.000 mc di volume;

4l) imbutitura di fondo con esplosivi[13];

5. Industria dei prodotti minerali.

5a) Cokerie (distillazione a secco del carbone);

5b) Impianti destinati alla fabbricazione di cemento in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 500 t/giorno oppure di calce viva in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 50 tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni aventi una capacità di produzione di oltre 50 tonnellate al giorno;

5c) Impianti destinati alla produzione di amianto e alla fabbricazione di prodotti a base di amianto non ricompresi negli altri allegati;

5d) Impianti per la fabbricazione del vetro, compresi quelli destinati alla produzione di fibre di vetro con capacità di fusione di oltre 10.000 tonnellate all’anno;

5e) Impianti per la fusione di sostanze minerali, compresi quelli destinati alla produzione di fibre minerali;

5f) Fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura: in particolare tegole, mattoni refrattari, piastrelle, gres e porcellane.

6. Industria Chimica.

6a) Trattamento di prodotti intermedi e fabbricazione di prodotti chimici con capacità complessiva superiore a 1000 t.;

6b) Produzione di antiparassitari e di prodotti farmaceutici, di pitture e vernici, di elastomeri e perossidi con potenzialità superiore a 10.000 ton/anno di materie prime lavorate;

6c) Stoccaggio di petrolio, prodotti petroliferi petrolchimici e chimici pericolosi, ai sensi della legge 29 maggio 1974 n. 256 e successive modificazioni, con capacità complessiva superiore a 1000 mc;

7. Industria dei prodotti alimentari.

7a) Fabbricazione di oli e grassi vegetali e animali con una capacità di produzione di prodotti finiti di oltre 75 tonnellate al giorno;

7b) Fabbricazione di conserve di prodotti animali e vegetali con una capacità di produzione di prodotti finiti di oltre 75 tonnellate al giorno;

7c) Fabbricazione di prodotti lattiero-caseari con capacità di lavorazione superiore a 200 tonnellate al giorno su base annua;

7d) Industria della birra e del malto con capacità di produzione superiore a 500.000 hl/anno;

7e) Molitura dei cereali, industria dei prodotti amidacei, industria dei prodotti alimentari per zootecnia che superino 5000 mc di superficie impegnata o 50.000 mc di volume;

7f) Fabbricazione di dolciumi e sciroppi che superi 50.000 mc/anno di volume;

7g) Impianti per la macellazione di animali aventi una capacità di produzione di carcasse superiore a 50 tonnellate al giorno ed impianti per l’eliminazione o il recupero di carcasse e di residui di animali con una capacità di trattamento di oltre 10 tonnellate al giorno;

7h) Industrie per la produzione della fecola;

7i) Stabilimenti per la produzione di farina di pesce e di olio di pesce con capacità di lavorazione superiore a 50.000 q/anno di prodotto lavorato;

7k) Zuccherifici, impianti per la produzione di lieviti con capacità di produzione o raffinazione superiore a 10.000 t/giorno di barbabietole;

8. Industria tessile, del cuoio, del legno e della carta.

8a) Impianti industriali destinati alla fabbricazione di carta e cartoni, di capacità superiore a 50 tonnellate al giorno;

8b) Impianti per il pretrattamento (operazioni di lavaggio, imbianchimento, mercerizzazione) o la tintura di fibre o di tessili, la cui capacità di trattamento supera le 10 tonnellate al giorno;

8c) Impianti per la concia delle pelli e del pellame qualora la capacità superi le 5 tonnellate di prodotto finito al giorno;

8d) Impianti per la produzione e la lavorazione di cellulosa.

9. Industria della gomma.

9a)Fabbricazione e trattamento di prodotti a base di elastomeri con almeno 25.000 tonnellate/anno di materie prime lavorate.

10.Progetti di infrastruttura.

10a) Progetti di:

- sviluppo di nuove aree industriali o cambiamento d’uso di aree che, pur non prevedendo l’installazione di impianti di cui ad altri punti del presente allegato, abbiano estensione superiore a 5 ha;

- interventi in aree di riconversione per superfici superiori a 2 ha;

10b) Progetti di riassetto urbano concernenti:

- centri ospedalieri, centri fieristici o direzionali, complessi alberghieri con ingombro superiore a 40.000 mc in volume edificato o superficie trasformata superiore a 3 ha, parcheggi con posti auto superiori a 500, centri commerciali con ingombro superiore a 30.000 mc in volume edificato o superficie trasformata superiore a 2 ha;

- interventi di edilizia residenziale comportanti edificazioni superiori a 70.000 mc in nuovo volume edificato o superficie territoriale trasformata, escluse le sistemazioni, superiore a 5 ha.

Nel caso gli interventi di cui ed punto

10b) siano previsti in un PUC per il quale sia stata valutata positivamente la sostenibilità ambientale con le modalità di cui all’art. 39 comma 6 l.r. 36/97 non sono più soggetti a VIA. In tal caso risultano soggetti a VIA, limitatamente ai quadri di riferimento progettuale ed ambientale, solo i progetti di sviluppo di aree urbane, nuove o in estensione, interessanti superfici superiori ai 40 ha o i progetti di sviluppo urbano all’interno di aree urbane esistenti che interessano superfici superiori ai 10 ha.

10c) Costruzione di ferrovie, di piattaforme intermodali e di terminaIi intermodali;

10d)Costruzione di aerodromi;

10e) Costruzione o ampliamento di:

- porti, impianti portuali, porti di pesca, porti turistici e porti rifugio;

- strade:

a) extraurbane principali e secondarie, e relative gallerie, con lunghezza superiore a 5 km;

b) urbane con lunghezza superiore a 3 km;

10f) Costruzione di vie navigabili interne, opere di canalizzazione e di regolazione di corsi d’acqua;

10g)Dighe e altri impianti destinati a trattenere le acque o ad accumularle in modo durevole, superiori a 1000 mc e altezza superiore a 5 m;

10h) Derivazione di acque superficiali ed opere connesse che prevedano derivazioni superiori a 200 litri al minuto secondo o di acque sotterranee che prevedano derivazioni superiori a 50 litri al minuto secondo;

10i) Tramvie, metropolitane sopraelevate e sotterranee, funivie o linee simili di tipo particolare esclusivamente o principalmente adibite al trasporto di persone;

10j) Opere costiere destinate a combattere l’erosione e lavori marittimi volti a modificare la costa mediante la costruzione, per esempio, di dighe, moli, gettate e altri lavori di difesa dal mare, esclusa la manutenzione e la ricostruzione di tali opere, recupero di terre dal mare;

10k) Installazione di oleodotti e gasdotti superiori a 5 km, escluse le reti all’interno dei centri abitati;

10l) Installazione di acquedotti a lunga distanza superiori ai 20 Km.;

10m)Progetti di estrazione e di ricarica delle acque freatiche non ricompresi negli altri allegati;

10n) Opere di trasferimento di risorse idriche tra bacini imbriferi non ricompresi negli altri allegati.

11 Altri progetti.

11a) Piste permanenti per corse e prove di veicoli a motore;

11b) Impianti di smaltimento rifiuti:

1. impianti di smaltimento di rifiuti urbani non pericolosi mediante operazioni di incenerimento o di trattamento con capacità superiore a 10 t/giorno (operazioni di cui all’allegato B, lettere D2, D8, D9, D10 e D11 del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22),

2. impianti di smaltimento rifiuti non pericolosi mediante operazioni di raggruppamento e ricondizionamento preliminari con capacità massima complessiva superiore a 20 t/giorno (operazioni di cui all’allegato B, lettere D13 e D14 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22),

3. discariche di rifiuti urbani non pericolosi con capacità complessiva inferiore ai 100.000 mc (operazioni di cui all’allegato B, lettere D1 e D5 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22), comprese le discariche per inerti con capacità complessiva fino a 300.000 mc,

4. impianti di smaltimento rifiuti speciali non pericolosi con capacità complessiva superiore a 10 t/ giorno, mediante operazioni di incenerimento o di trattamento (operazioni di cui all’allegato B , lettere D2 e da D8 a D11 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22),

5. impianti di smaltimento rifiuti speciali non pericolosi mediante operazioni di deposito preliminare con capacità massima superiore a 30.000 mc oppure con capacità superiore a 40 t/giorno (operazioni di cui all’allegato B, lettere D15 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22),

6. attività di recupero qualora comportino realizzazione di opere e non avvengano all’interno dell’impianto di produzione

11c) Impianti di depurazione delle acque reflue con potenzialità superiore a 10.000 abitanti equivalenti;

11d)Deposito e trattamento fanghi;

11e) Immagazzinamento di rottami di ferro, comprese le carcasse di veicoli (1) ;

11f) Banchi di prova per motori, turbine e reattori quando l’area impegnata supera i 500 mq;

11g) Impianti per la produzione di fibre minerali artificiali che superino 5.000 mq di superficie impegnata o 50.000 mc di volume;

11h)Impianti per il recupero o la distruzione di sostanze esplosive;

11i) Piste da sci, impianti di risalita, funivie e strutture connesse;

11j) Villaggi di vacanza e complessi alberghieri situati fuori dalle zone urbane e strutture connesse:

- campeggi o villaggi turistici di superficie superiore a 3 ha;

- centri turistici residenziali ed esercizi alberghieri con oltre 300 posti letto o volume edificato superiore a 25.000 mc;

11k) Campi da golf;

11l) Terreni da campeggio e caravaning a carattere permanente superiori a 3 ha;

11m)Parchi tematici

11n) Progetti di cui all’allegato 2 che servono esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati per più di due anni.

11o) stabilimenti di squartamento.

(1) Si intende lo stacamento dei rottami e delle carcasse in conto terzi, prima dell’avvio allo smaltimento e/o al recupero[14].

 

ALLEGATO 4

Informazioni che possono essere definite nella fase preliminare (art. 7)

1. Descrizione del progetto, comprese in particolare:

- una descrizione delle caratteristiche fisiche dell’insieme del progetto e delle esigenze di utilizzazione del suolo durante le fasi di costruzione e di funzionamento;

- una descrizione delle principali caratteristiche dei processi produttivi, con l’indicazione della natura e delle quantità dei materiali impiegati;

- la descrizione della tecnica prescelta, con riferimento alle migliori tecniche disponibili a costi non eccessivi, e delle altre tecniche previste per prevenire le emissioni degli impianti e per ridurre l’utilizzo delle risorse naturali, confrontando le tecniche prescelte con le migliori tecniche disponibili;

- una valutazione del tipo e della quantità dei residui e delle emissioni previsti (inquinamento dell’acqua, dell’aria e del suolo, rumore, vibrazioni, luce, calore, radiazioni, ecc.) risultanti dall’attività del progetto proposto;

- le relazioni tra il progetto e gli strumenti di programmazione e di pianificazione vigenti.

2. Illustrazione delle principali soluzioni alternative possibili, con indicazione dei motivi principali della scelta compiuta dal committente tenendo conto dell’impatto sull’ambiente.

3. Analisi della qualità ambientale con riferimento alle componenti dell’ambiente potenzialmente soggette ad un impatto importante del progetto proposto, con particolare riferimento alla popolazione, alla fauna e alla flora, al suolo, all’acqua, all’aria, ai fattori climatici, ai beni materiali, compreso il patrimonio architettonico e archeologico, al paesaggio e all’interazione tra questi fattori.

4. Descrizione dei probabili effetti rilevanti, positivi e negativi, del progetto proposto sull’ambiente:

- dovuti all’esistenza del progetto;

- dovuti all’utilizzazione delle risorse naturali;

- dovuti all’emissione di inquinanti, alla creazione di sostanze nocive e allo smaltimento dei rifiuti, con la menzione da parte del committente dei metodi di previsione utilizzati per valutare gli effetti sull’ambiente.

5. Una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e se possibile compensare rilevanti effetti negativi del progetto sull’ambiente.

6. Un riassunto non tecnico delle informazioni trasmesse sulla base dei punti precedenti.

7. Un sommario delle eventuali difficoltà (lacune tecniche o mancanza di conoscenze) incontrate dal committente nella raccolta dei dati richiesti.

All.5

CRITERI DI SELEZIONE DI CUI ALL’ARTICOLO 2 COMMA 4 PUNTO C) E ARTICOLO 10 [15]

1. Caratteristiche del progetto

Devono essere prese in considerazione in particolare in rapporto ai seguenti elementi:

- dimensione del progetto (superfici, volumi, potenzialità)

- utilizzazione delle risorse naturali – produzione di rifiuti – inquinamento e disturbi ambientali – rischio di incidenti – impatto sul patrimonio naturale e storico, tenuto conto della destinazione delle zone che possono essere danneggiate (in particolare zone turistiche, urbane o agricole.

2. Localizzazione dei progetti

Deve essere tenuta in considerazione la sensibilità ambientale delle aree geografiche che possono risentire dell’impatto dei progetti. Sono da considerarsi aree sensibili:

- SIC e ZPS in base alle direttive 79/409/CEE e 92/43/CE e zone umide;

- i siti inseriti nell’Anagrafe dei Siti da Bonificare ai sensi del decreto ministeriale 471/1999, ad esclusione delle aree ecologicamente attrezzate di cui alla deliberazione della Giunta regionale 648/2003;

- le aree in cui si sommano tutti i seguenti requisiti:

1) zone costiere;

2) zone montuose o forestali;

3) zone a forte densità demografica, con esclusione delle aree produttive e delle aree ecologicamente attrezzate;

4) zone di importanza storica culturale o archeologica.

Nei casi di cui sopra, le relative soglie dimensionali risultano ridotte del 50 per cento rispetto a quanto previsto nell’allegato 3.

3. Caratteristiche dell’impatto potenziale

Gli effetti potenzialmente significativi dei progetti devono essere considerati in relazione ai criteri stabiliti ai punti 1 e 2 e tenendo conto, in particolare:

- della portata dell’impatto (area geografica e densità della popolazione interessata)

- della natura transfrontaliera dell’impatto – dell’ordine di grandezza e della complessità dell’impatto – della probabilità dell’impatto – della durata, frequenza e reversibilità dell’impatto.

Ai fini che qui rilevano si intende per:

zone umide le zone così definite in base al decreto del Presidente della Repubblica 448/1976

zone costiere le zone così definite ai sensi del decreto legislativo 42/2004

zone montuose le zone così definite ai sensi del decreto legislativo 42/2004

zone a forte densità demografica, quantificata in 500 abitanti/kmq sulla base delle caratteristiche demografiche del territorio ligure zone di importanza storica e culturale quelle individuate come sistemi di manufatti emergenti – SME e nuclei isolati – NI di cui al Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico – PTCP approvato con deliberazione consiliare 6 del 26 febbraio 1990, e zone di interesse archeologico così come definite dal decreto legislativo 42/2004.

Contro il presente provvedimento può essere inoltrato ricorso in opposizione, ai sensi dell’articolo 18 della legge regionale 30 dicembre 1998 n. 38, entro trenta giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, fermo restando la possibilità di ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria entro sessanta giorni o alternativamente di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro centoventi giorni dalla notifica, comunicazione o pubblicazione dello stesso.

ALLEGATO 6

Definizioni (Articoli 9 e 10)

1) Lo “screening” è l’operazione in base alla quale viene valutato se le caratteristiche del progetto, le sue dimensioni, la sua localizzazione, rispetto a criteri predefiniti, possano produrre un impatto ambientale significativo.

Utilizzando tale strumento metodologico la struttura regionale competente assume sullo specifico piano o progetto, caso per caso, la decisione se debba essere effettuato lo svolgimento della procedura di V.I.A., sulla base di una relazione con i contenuti di cui all’allegato 5.

2) lo “scoping” è la fase successiva allo screening, che si attua una volta definita la necessità dello svolgimento di una procedura di V.I.A., al fine di identificare gli argomenti che devono essere considerati nello Studio di Impatto Ambientale (S.I.A.). Lo strumento scoping è quindi teso ad individuare, in contraddittorio tra struttura regionale competente e proponente, quali informazioni devono essere fornite nello SIA, ed in particolare l’individuazione degli impatti ambientali, specialmente quelli importati, i tipi di alternative da considerare, le misure per mitigare gli impatti. Nella fase di scoping vengono considerate informazioni relative a:

il tipo di progetto che si intende realizzare;

le caratteristiche e le motivazioni dell’opera;

la relazione con gli strumenti di pianificazione e di programmazione esistenti;

le aree interessate con una breve descrizione dello stato di fatto delle risorse e dei vincoli;

le alternative (progettuali e di localizzazione) da analizzare;

i metodi di analisi e prevenzione degli impatti che si intendono utilizzare;

i componenti, i fattori e il tipo di dati da utilizzare;

la previsione di massima degli impatti ed in particolare degli impatti chiave;

le possibilità di mitigare o eliminare gli impatti;

la normativa specifica di riferimento;

l’elenco degli atti autorizzativi necessari per la realizzazione del piano o progetto.

3) il “monitoraggio” è la fase di controllo e verifica dell’esattezza delle previsioni sugli impatti attesi contenute negli SIA, effettuata, dopo la decisione concernente l’impatto ambientale, sulla realizzazione dell’opera o intervento.